Progettazione e Architettura

Professionisti e iscrizione agli albi, il Guardasigilli: no alle discriminazioni basate sulla nazionalità

Giuseppe Latour

Anche i geometri tra i destinatari della circolare inviata dal ministero della Giustizia ai consigli nazionali per chiedere verifiche sugli accessi agli elenchi negati ai cittadini non Ue

Stop all'applicazione della clausola di reciprocità in Italia per i professionisti stranieri. Il principio è ormai stato ribadito più volte. Ma, in questo caso, il ministero della Giustizia ha deciso di lanciare l'offensiva finale contro gli ordini locali che si rifiutano di iscrivere professionisti non europei nei loro albi, adducendo la difformità delle regole dei loro paesi di appartenenza rispetto a quelle italiane. Il Guardasigilli ha inviato una comunicazione a diversi Consigli nazionali, tra i quali c'è quello dei geometri, chiedendo di verificare gli elenchi dei professionisti non europei ai quali è stata negata l'iscrizione. In questo modo sarà possibile evitare l'apertura formale di una procedura di infrazione da parte di Bruxelles.

La questione riguarda l'accesso dei cittadini di Stati terzi all'esercizio delle libere professioni nel nostro paese, secondo quella che si chiama anche clausola di reciprocità. Il Dipartimento delle Politiche europee della presidenza del Consiglio dei ministri ha segnalato che la Commissione continua a ricevere reclami su casi di discriminazione, ancora esistenti nel nostro paese, sulla base della nazionalità, in fase di iscrizione agli albi.
Sul punto, il ministero della Giustizia ha già sottolineato l'esistenza di diverse disposizioni nel nostro ordinamento che offrono tutela ai cittadini stranieri, come l'articolo 37 del Dlgs n. 286/1998, l'articolo 47 del Dpr n. 394/1999, l'articolo 10 della legge n. 39/1990, che consentono l'iscrizione agli albi «indipendentemente dal requisito della cittadinanza italiana» e vietano discriminazioni fondate sulla nazionalità. Sulla questione è intervenuto negli ultimi anni il Dpr n. 137/2012, all'articolo 2, spiegando che «sono in ogni caso vietate limitazioni discriminatorie, anche indirette, all'accesso e all'esercizio della professione, fondate sulla nazionalità del professionista o sulla sede legale dell'associazione professionale o della società tra professionisti».

Alla luce di tutte queste previsioni, se negli ordinamenti professionali sono contenute regole che vanno contro questi principi generali, andranno considerate automaticamente abrogate, dal momento che la legge non ammette incompatibilità tra le disposizioni nuove e quelle precedenti, a beneficio delle prime. Quindi, la clausola di reciprocità, anche se prevista, non può più essere considerata un requisito ammissibile.
Per evitare che casi del genere si ripetano, il ministero della Giustizia ha avviato una verifica, tramite i Consiglio nazionali delle diverse professioni, dei casi di mancata iscrizione all'albo di cittadini non appartenenti all'Unione europea per mancanza del requisiti della reciprocità. Nello specifico, il Guardasigilli ha chiesto di conoscere quante richieste di iscrizione agli albi sono arrivate da cittadini non europei e quante richieste sono state rifiutate, specificando i motivi del diniego, per poter controllare la bontà delle ragioni. E, nel caso, poter intervenire a sanare gli abusi.


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