Progettazione e Architettura

A Treviso il marmo di Carrara protagonista del restauro del Museo Bailo firmato Studiomas+Heinz Tesar

Monica Zerboni

Appena inaugurato il progetto di recupero e allestimento dell'area museale finanziato dal Comune

Il Museo Bailo, destinato a ospitare la collezione di arte moderna della città di Treviso, si trova entro la sua cerchia muraria cinquecentesca, lungo un rettifilo alberato che conduce alla Porta cittadina di Santi Quaranta.
L'edificio, arretrato rispetto al filo stradale, è situato in un contesto storico di pregio, di fronte alla chiesa di Sant'Agnese e a fianco alla Biblioteca Comunale.
Il museo occupa la sede di un ex-convento il cui primo nucleo risale all'inizio del XIV secolo; ricostruito alla fine del XVI secolo e raddoppiato con un secondo chiostro nel 1856, esso fu aperto come museo nel 1889.
Dopo che nel 1944 un pesante bombardamento ne distrusse la facciata e parte del chiostro Sud, l'edificio perse durante la ricostruzione tutti gli apparati decorativi originali.
Chiuso definitivamente nel 2000 e trasferite in altra sede le sue collezioni in altra sede, il museo deve la sua rinascita a un finanziamento europeo ottenuto dal Comune di Treviso. Questo ha consentito di mettere in gara la progettazione del restauro e dell'allestimento e di avviare i lavori nel 2013 su un progetto firmato da Studiomas ( Marco Rapposelli, Piero Puggina) e Heinz Tesar. Il museo è stato riaperto e inaugurato il 29 ottobre scorso.


Finalità del progetto è stata la riorganizzazione distributiva e funzionale di tutto il complesso, il consolidamento delle strutture, la messa a punto di una dotazione impiantistica adeguata, il restauro conservativo degli elementi originali rimasti con l'allestimento delle collezioni d'arte.
Uno degli elementi fondamentali dell'intervento ha riguardato la facciata: quella esistente, del tutto priva di carattere, non era in grado di rappresentare decorosamente la rinnovata istituzione nel contesto urbano.
La nuova facciata si eleva su un podio costituito dalla preesistente piccola piazza, anch'essa totalmente ridisegnata. Grazie alle sue rinnovate proporzioni il museo ha ritrovato un ruolo consono a quello degli altri edifici istituzionali presenti nel sito: la chiesa, la biblioteca e la porta di città.
La parete della facciata preesistente, finita a marmorino bianco analogo a quello della chiesa antistante, costituisce il fondale per la nuova struttura: una controparete profonda circa 70 cm, formata da otto grandi lastre prefabbricate di pietra artificiale, trattate con una texture puntinata che accentua i chiaroscuri dovuti all'esposizione a Sud. Esse sono disposte in modo da disegnare una croce, figura che allude alla disposizione dei corpi di fabbrica retrostanti.
Le lastre di facciata, la cui coesione è assicurata da un getto di calcestruzzo, sono in graniglia di marmo di Carrara legata da un particolare cemento bianco foto catalitico. Dello stesso materiale, posato dopo un trattamento di acidatura antisdrucciolo, sono i gradini e il lastricato della piazza, mentre le lastre che costituiscono il portale risultano levigate.
Sulla facciata è stata inserita un'apertura che i progettisti definiscono la «finestra del chiostro».
Attraverso una doppia arcata liberata dal tamponamento essa consente di traguardare dalla piazza verso il chiostro Sud, dove si affacciano le sale che ospitano le opere di Arturo Martini, nucleo della collezione del museo.

Il secondo elemento nuovo introdotto dal progetto, e anch'esso legato alla facciata, è la galleria. Si tratta di un corpo autonomo, inserito all'interno di uno stretto e oscuro cavedio preesistente, lungo circa 28 m, largo 2,5 m , alto 12 m, in calcestruzzo bianco lisciato, gettato in opera, poggiato a terra su quattro pilastri e aperto alla luce verso il cielo.
La galleria è oggi il nuovo atrio del museo e, ideale fulcro del progetto, evidenzia la facile distribuzione di tutte le aree funzionali: la reception, le sale di accoglienza, il bookshop, le sale per esposizioni temporanee, la sala conferenze.
Inoltre la galleria rappresenta il punto di partenza e di arrivo del percorso espositivo, strutturato ad anello a partire dal primo piano.
«E' stata nostra cura, ove possibile, operare il restauro conservativo degli elementi di finitura e delle strutture originarie superstiti alle distruzioni belliche» affermano i progettisti che hanno invece rimosso tutte le murature interne non portanti, al fine di recuperare la spazialità originaria, caratterizzata dai lunghi assi prospettici delle gallerie di distribuzione delle celle monastiche.

In conformità con l'uso originale di questi spazi tutti gli intonaci e i rivestimenti murari sono a calce; quelli esterni in marmorino bianco, quelli interni, dove si è avuto cura di lasciare leggibili le tracce delle lavorazioni manuali, in stucco color sabbia. I pavimenti sono in terrazzo con graniglia di marmo di Carrara legata con cemento bianco. I serramenti sono in profili sottili, parte in acciaio cor-ten, parte in acciaio inossidabile.
Anche i giardini sono stati oggetto di un accurato riallestimento; in esso sono state piantate in sequenza ritmica, ordinata sulla base del vigore stagionale, fasce di erbacee perenni.
L'allestimento ha riportato all'evidenza una collezione di opere fondata sulla figura di Arturo Martini. Le basi per le sculture disegnano un paesaggio di famiglie di piccole architetture a servizio delle opere d'arte; la ricca collezione di grafica è esposta entro vetrine a parete, in modo da consentirne una visione in simultanea; i dipinti novecenteschi sono esposti direttamente a muro, mentre quelli ottocenteschi sono montati su pannelli.
I supporti per scultura sono in pietra artificiale costituita da graniglia di basalto nero con cemento grigio, e graniglia di marmo di Carrara con cemento bianco; le vetrine hanno struttura in mdf grigio e piani in corian bianco latte; le vetrine a parete hanno struttura in mdf grigio e superfici espositive in tessuto ignifugo grigio agata.
È stata curata dallo studio anche la grafica interna, stampata direttamente su pannelli di acciaio inossidabile.

I crediti
progetto generale : Studiomas (Marco Rapposelli, Piero Puggina), Heinz Tesar
collaboratori: Elena Gomiero, Enrico Polato, Mattia Arcaro, Andrea Zuin
progetto e direzione lavori impianti: Studio Cassutti sas
progetto e direzione lavori strutture: Studio di ingegneria RS srl
direzione lavori generale: Marco Rapposelli (Studiomas), con Enrico Polato
sicurezza in cantiere: Luca Luchetta
impresa esecutrice: Due P Costruzioni srl, Modena
realizzazione allestimenti: Harmoge srl, Ponzano (Treviso)
Committente: Città di Treviso
Ufficio Lavori Pubblici: Roberta Spigariol con Gianluca Sampieri, Patrizia Gatto, Daniele Mirolo
Superficie totale: 1780 m²
Costo: € 3.900.000 (costruzione), € 600.000 (allestimento)
Concorso: 08.2010
Fase di progetto : 10.2010 – 08.2012
Fase di costruzione : 11.2013 – 10.2015
Fotografie: Marco Zanta

I progettisti
STUDIOMAS architetti
Fondato a Padova nel 2000, è diretto da Marco Rapposelli (1971) e Piero Puggina (1972), laureati presso lo Iuav di Venezia; sviluppa la propria ricerca nell'ambito dell'architettura espositiva e museale, della scuola e dell'abitare, anche attraverso concorsi e pubblicazioni. Tra gli ultimi progetti realizzati o premiati: la nuova sede di Selta spa a Piacenza, il Museo della Medicina a Padova, la scuola dell'infanzia di Fossalunga, il Museo Bailo di Treviso.


HEINZ TESAR
Nato a Innsbruck nel 1939 col suo studio di Vienna sviluppa la propria ricerca nell'ambito dell'architettura sacra e museale. Negli ultimi anni ha realizzato: il Keltenmuseum di Hallein, le chiese di Klosterneuburg e di Donau City, a Vienna, l'Essl Museum a Klosterneuburg, il BTV Stadtforum a Innsbruck, il restauro e allestimento del Bode Museum a Berlino, il Generalato delle suore francescane di Hallein.


Studiomas e Heinz Tesar collaborano dal 2004, partecipando a numerosi concorsi internazionali tra i quali si ricordano: Museo di storia della medicina a Padova (in parte realizzato 2004-2014), Kunsthaus Mannheim (2011), Campus Gnigl (2012), Museo Civico di Prato (2012), Beth und Leher Haus Petriplatz, Berlino (2013).


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