Progettazione e Architettura

Medaglia d'Oro per l'Architettura 2015 a Massimo Carmassi: per la prima volta la Triennale di Milano premia il restauro

Alessia Tripodi

All'architetto pisano e allo Iuav di Venezia l'«Oscar» per il recupero della Caserma Santa Marta a Verona. Mario Bellini tra i vincitori dei premi alla carriera

È Massimo Carmassi il vincitore della Medaglia d'Oro per l'Architettura 2015 assegnata alla Triennale di Milano dal presidente Claudio De Albertis. L'architetto , nato a Pisa nel '43 e docente allo Iuav di Venezia, è stato premiato con Isp e Iuav Studi e Progetti per l'intervento di restauro che ha trasformato il Panificio della Caserma Santa Marta a Verona in sede universitaria. Le Medaglie d'Oro alla Carriera sono andate invece a Mario Bellini, Luigi Caccia Dominioni, Franco Purini e Francesco Venezia.
Carmassi ha «celebrato» il prestigioso riconoscimento con una Lectio Magistralis tenuta sabato scorso proprio alla Triennale, dove fino al 7 febbraio 2016 resterà aperta la mostra dei progetti finalisti e vincitori.

Nel corso dell'evento - al quale hanno partecipato anche il direttore del Mibact Federica Galloni, il presidente di Made Expo, Andrea Negri, e il curatore delle Triennale Architettura, Alberto Felrenga - è stato assegnato anche il premio speciale all'opera prima, vinto da B22 per l'Housing sociale Cascina Merlata Edificio 11 a Milano e i premi speciali alla committenza pubblica e privata, consegnati, rispettivamente, all'amministrazione comunale di Aquileia (Udine) per il progetto dell'Aula di Cromazio e per le piazze della Basilica di Aquileia firmato da GTRF Tortelli Frassoni Architetti Associati, e a Isabella Seragnoli, presidentessa di Coesia, per l'opera MAST (Manifattura Arti, Sperimentazione e Tecnologia) realizzata a Bologna nel 2013 da LABICS (Maria Claudia Clemente, Francesco Isidori).
Nelle sue quattro precedenti edizioni la Medaglia d'Oro - riconoscimento nato dalla collaborazione tra La Triennale di Milano, il Mibact e Made expo - ha «incoronato»
nel 2003 Umberto Riva e PierPaolo Ricatti, nel 2006 Renzo Piano Building Workshop (RPBW), nel 2009 Massimiliano & Doriana Fuksas e nel 2012 Vincenzo Latina.

Vince il restauro
«Sono molto contento che sia stato premiato il restauro, un "mestiere" che sembra non esistere in architettura» ha detto l'architetto Carmassi subito dopo la premiazione, sottolineando che «il premio incoraggia i giovani a rivalutare il lavoro di restauro, che all'apparenza può sembrare sterile, ma che invece è molto creativo». «Nella mia carriera ho lavorato sia sul nuovo che sull'antico, ma ultimamente molto di più sull'antico - ha continuato Carmassi, spiegando che «nel nostro Paese, con tanti edifici in disuso che aspettano solo di rinascere e potendo contare su una committenza illuminata, si potrebbero aprire ottime prospettive per il restauro e il riuso».
Un nuovo trend che la Medaglia ha deciso di valorizzare: «Questo riconoscimento non è solo l'occasione per premiare un architetto di talento e la sua opera, ma anche per rendersi conto delle trasformazioni dell'architettura italiana nel quadro internazionale» ha detto De Albertis, spiegando che «questa è la ragione per cui quest'anno abbiamo deciso di premiare, per la prima volta un magistrale intervento di restauro e riuso».

Il progetto premiato
La giuria della Medaglia d'Oro - Claudio De Albertis (Presidente), Luisa Collina, Alessandra Fassio, Alberto Ferlenga, Vincenzo Latina e Christophe Pourtois - ha assegnato il premio al recupero del silos di ponente e del panificio della Caserma Santa Marta di Verona, progetto commissionato dall'università di Verona e realizzato da Massimo Carmassi con Gabriella Ioli Carmassi, ISP e IUAV Studi e Progetti. L'intervento, inaugurato la scorsa settimana, adegua uno complesso realizzato dopo la metà dell'800 dall'esercito austro ungarico alle necessità di una moderna struttura universitaria e «non può essere definito semplicemente un'opera di restauro e neppure una semplice opera di rifunzionalizzazione - spiega la giuria - ma, piuttosto, un'opera di architettura contemporanea realizzata in stretto rapporto con le preesistenze».
Secondo i giurati l'opera «oltre a recuperare materialmente le pietre antiche, si pone il compito di chiarire gli spazi originari» e « li sviluppa in modo convincente mettendo in atto l'unica vera forma di salvaguardia di una struttura del passato, quella di evitarne museificazione o degrado permettendone una continuità adeguata ai nuovi usi». E «se è vero - spiega ancora la giuria - che l'intervento sull'esistente sarà sempre più, almeno in Europa, il terreno principale su cui sviluppare il progetto architettonico» e «che l'esistente comprende un grande patrimonio storico, allora questo edificio costituisce un insegnamento di come passato e presente non siano antitetici, in architettura,
ma complementari». Il recupero di Santa Marta rappresenta, secondo la giuria, solo l'ultima tappa del percorso di Carmassi che, partendo dal restauro delle mura medievali di Pisa (1979-1998) e passando per i restauri del Foro di Senigallia (1998) e del Palazzo Ducale a Guastalla (2001), ma anche attraverso interventi urbani come quello del complesso di San Michele in Borgo a Pisa (1986-2002), ha dimostrato « quanto l'architettura contemporanea possa prendersi cura del passato senza perdere il proprio ruolo e le proprie caratteristiche» .

Chi è Massimo Carmassi
Ordinario di progettazione architettonica e urbana allo Iuav di Venezia, nel 1997 Carmassi ha fondato a Firenze lo studio Carmassi Architettura insieme con Gabriella Ioli. Ha insegnato in numerose università italiane, a Berlino e a New York. Dal 1981 al 1985 è stato presidente dell'ordine degli Architetti di Pisa. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti c'è anche la Medaglia d'Oro H. Tessenow della Fondazione Schumacher.



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