Progettazione e Architettura

La casa contemporanea che si integra nel centro storico di Mantova

Francesca Oddo

La ristrutturazione della residenza privata firmata dall'architetto Vittorio Longheu interviene nel contesto urbano della cosiddetta "addizione giuliesca", realizzata in epoca rinascimentale da Giulio Romano

Casa Z è fra le più recenti e felici dimostrazioni italiane del dialogo fra architettura contemporanea e ambiente storico, di un rapporto di reciprocità che vive di sintonie, producendo fertili assonanze grazie alla diversità dei linguaggi compositivi. Opera di Vittorio Longheu, la casa si trova nel centro storico di Mantova, nel cuore della cosiddetta "addizione giuliesca", realizzata in epoca rinascimentale da Giulio Romano come espansione della città e per configurare il percorso che da Palazzo Ducale conduce a Palazzo Te. L'area, sottoposta a vincolo paesistico, è stata nel tempo frazionata, suddivisa, fino a raggiungere la configurazione attuale, definita da una teoria di residenze di prestigio.

Siamo in un contesto delicato al quale Longheu risponde con tratto garbato, sensibile, attento alla storia, consapevole della possibilità di instaurare un'interazione equilibrata fra un registro compositivo attuale e le preesistenze. Una sfida, se si considera che Mantova, città dei Gonzaga attivi per ben quattro secoli nella vita culturale e artistica locale, è oggi patrimonio Unesco dell'umanità. Una sfida che il progettista affronta con l'intenzione di commentare la preesistenza con il rigore dell'analisi e dell'interpretazione, piuttosto che con l'idea di produrre un risultato autoreferenziale. Il processo con il quale avviene la lettura del contesto «vuole essere più simile alla scoperta che deriva da un processo di investigazione sulla realtà che non il risultato della pura invenzione. In tal senso i caratteri del luogo hanno determinato le scelte compositive definite nel loro rapporto e confronto con l'esistente», spiega l'architetto con base a Mantova.

I committenti richiedevano una casa che ospitasse al piano terra un piccolo ufficio e gli appartamenti per i domestici, al primo e al secondo piano due abitazioni distinte, al piano interrato un garage per 15 posti auto. Al primo piano si trova anche un rustico addossato al muro merlato che definiva i confini di un giardino dei Gonzaga: il manufatto è stato recuperato e mantenuto nei suoi tratti, fatta eccezione per il "sistema gelosia" applicato sulle facciate che rimanda all'architettura minore di tipo rurale. Sul fronte strada il progettista ha aperto poi un atrio di passaggio che mette in relazione lo spazio pubblico della città con la piccola corte interna. La scelta dei materiali è mirata a suggerire la continuità cromatica con gli edifici che circondano la casa: le varie tonalità delle terre chiare con le quali si esprime l'intonaco richiamano il colore dominante del contesto urbano, proponendo un gioco di incastri fra porzioni di superficie più chiare e altre più decise, quasi fosse una grafica geometrica che dona dinamicità alle facciate anche in funzione della diversa illuminazione naturale durante il corso della giornata. Il legno naturale, poi, definisce il rivestimento di alcuni volumi, gli scuri, gli infissi richiamando ancora una volta la vocazione rurale dei territorio intorno alla città. Le parti esterne sono in parte pavimentate in pietra, in parte seminate a verde.

La casa si articola in maniera complessa attraverso più manufatti. Il volume principale raggiunge tre livelli e si affianca all'edificio confinante mantenendo la stessa altezza ed estendendosi fino a incontrare la pendenza della falda e la continuità del colmo. In tal modo, «il volume verso il vicolo si configura per caratteristiche dimensionali e morfologiche come un naturale prolungamento di quello esistente», racconta Longheu. La continuità della cortina sul vicolo non è stata alterata, piuttosto continua il suo andamento senza fratture, senza confronti stridenti o avventurosi. La differenza del linguaggio c'è, esiste, ma rientra nel quadro di una scelta mirata o a sollecitare un passaggio morbido e bel calibrato dal passato al presente. «Gli elementi di riconoscibilità del contesto diventano paradigmi per un lavoro che tende ad una misurata integrazione tra le preesistenze e l'esercizio contemporaneo del "fare architettura"», afferma l'architetto.


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