Progettazione e Architettura

Dal glamour alla realtà, la svolta della Biennale: gli architetti raccontano i temi sociali al centro di Venezia 2016

Francesca Oddo

La prossima Biennale di Architettura che si apre a maggio racconterà i progetti solidali. Parlano i professionisti italiani impegnati sul fronte della progettazione in zone disagiate

Era ora. Finalmente la prossima Biennale di Architettura di Venezia (28 maggio - 27 novembre 2016) si confronta con tematiche sociali urgenti e concrete. Una scelta coraggiosa e attuale, non più rimandabile. «Reporting from the Front», tema proposto da Alejandro Aravena, curatore della 15esima Mostra Internazionale di Architettura, porterà all'Arsenale storie e processi capaci di «migliorare la qualità della vita mentre si lavora al limite, in circostanze difficili, affrontando sfide impellenti», ha annunciato l'architetto cileno, noto per la sua attenzione alle tematiche sociali legate all'architettura. Una Biennale che rinuncia alle «architetture da vetrina» e che si dispone ad accogliere interventi frutto delle esigenze delle persone più deboli. «Presenteremo dei casi e delle pratiche in cui la creatività è stata utilizzata per conquistare anche una seppur minima vittoria, perché quando il problema è grande, avanzare anche solo di un millimetro diventa rilevante», continua Aravena. Ci si attende una mostra che racconti di architetture espressione di uno spirito di solidarietà e di umanità, piuttosto che di mode e tendenze.

Questo è quanto è emerso anche dalle interviste a otto professionisti impegnati in aree di marginalità, fuori e dentro i confini italiani. Il cambiamento di prospettiva in effetti è notevole, e c'è da credere che sia stato influenzato dai problemi sociali, economici, geopolitici sempre più pressanti in ogni parte del mondo, diretti a coinvolgere una fascia eterogenea di soggetti e settori. Non è un caso che il curatore del Padiglione Italia sia TAMassociati (Massimo Lepore, Raul Pantaleo, Simone Sfriso), il team di Venezia noto in particolare per il lavoro svolto a fianco di Emergency in Africa e attento per vocazione, e sin dalla sua fondazione (1996), alle esigenze concrete dell'uomo, ai processi di partecipazione, alla sostenibilità in senso lato. «Una scelta, operata al di fuori del sistema delle archistar - ha dichiarato Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori - che premia architetti che hanno dato prova di saper operare con grande capacità nella contemporaneità e soprattutto nell'architettura ?sociale? con progetti per ospedali e centri di accoglienza in zone difficili del mondo e lacerate da conflitti». Il tema proposto da TAMassociati per il Padiglione Italia è «Taking Care - progettare per il bene comune», con un'attenzione particolare alla riqualificazione delle periferie urbane. Periferie che potrebbero essere anche molto vicine a noi, nel nostro Paese. Fra i padiglioni internazionali, è quello della Finlandia che al momento più si avvicina al tema della Biennale: ospiterà le migliori proposte progettuali del concorso (in pieno svolgimento) «From Border To Home. Housing Solutions for Asylum Seekers», mirato alla realizzazione di soluzioni abitative di emergenza per i circa 35 mila profughi richiedenti asilo che il Paese attende entro la fine del 2015.

I soccorsi per le situazioni di emergenza sono infatti necessari e urgenti non solo nei paesi di provenienza degli immigrati, ma anche nei nostri, in particolare in quelli europei, dove migliaia di persone in questo momento stanno convergendo a causa delle guerre intestine e delle condizioni di indigenza. Per rimanere in Italia, proprio in questi giorni a Ragusa Architetti Senza Frontiere (ASF), insieme alla Diocesi locale, dopo aver vinto un bando della Fondazione con il Sud, sta lavorando per aiutare le comunità immigrate in condizioni lavorative di sfruttamento. Il progetto prevede l'avvio di un incubatore di impresa con quartier generale presso un immobile della Diocesi che sarà trasformato in un polo produttivo, culturale, ricettivo, di integrazione, in cui si attiveranno processi di esperienze lavorative e accompagnamento all'autoimprenditorialità.

«L'obiettivo vero è il lavoro - spiega Camillo Magni, presidente di ASF, fra gli otto professionisti intervistati sul tema della prossima Biennale -, l'architettura è il mezzo per cercare di creare una sede destinata all'inserimento lavorativo degli immigrati nel rispetto della legge e a valorizzare le risorse del territorio». I settori interessati sono quelli dell'agricoltura e dell'edilizia. Anche altri progettisti fra quelli intervistati sono impegnati sul fronte della marginalità interna al nostro Paese. MADE IN EARTH sta lavorando alla riqualificazione del cortile del carcere di Poggioreale a Napoli in modo da creare uno spazio articolato che stimoli le relazioni e la socialità in vista di un processo rieducativo. Sempre a Napoli, nel quartiere di Secondigliano (noto per i forti segnali di disagio sociale ed economico), Archintorno ha coinvolto i bambini nella riqualificazione di una piazza abbandonata prossima a una ludoteca, insegnando loro come dai materiali di scarto sia possibile ricavare nuovi elementi di arredo e di gioco. Emilio e Matteo Caravatti, in accordo con la direzione carceraria di Opera, stanno lavorando alla ristrutturazione di uno spazio aperto di un centro di ricerca molecolare. Il progetto coinvolge una cooperativa di ex detenuti per la sistemazione del verde e per i piccoli lavori di edilizia, un gruppo di detenuti in regime detentivo attenuato come manodopera sul cantiere, alcune cooperative carcerarie che producono manufatti destinati alla ristrutturazione.

LE INTERVISTE

Alessandra Basile (Archintorno)

Alessio Battistella (Arcò )

Giancarlo Artese (Made in Earth)

Luca Bonifacio (Hopeandspace)

Igor Malgrati

Emilio e Matteo Caravatti

Camillo Magni (Architetti Senza Frontiere Italia)

Riccardo Vannucci (Farestudio)


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