Progettazione e Architettura

Vincenzo Latina: «Il premio per l'Architetto dell'anno ai tanti progettisti che fanno belle opere lontano dal clamore»

Alessia Tripodi

Il vincitore del titolo 2015 del Cnappc: «Riconoscimento per chi opera nella trasformazione urbana con rigore e capacità»

«Questo premio lo considero non come un riconoscimento a me, ma piuttosto ai tanti architetti che operano nella cosiddetta provincia italiana, senza troppo clamore, facendo belle opere con rigore e capacità. Non grandi opere, ma innesti, ristrutturazioni, completamenti che si confrontano armoniosamente con la città costruita». Vincenzo Latina, appena nominato Architetto dell'anno 2015 dal Cnappc, sembra schermirsi di fronte al prestigioso riconoscimento, ma in realtà, più che ritrosia, le sue parole celano generosità e autentica passione per una professione che «nel nostro Paese - dice - avrebbe diritto a recuperare un po' di riconoscimento culturale».
«Sono tanti i progettisti che lavorano nella trasformazione urbana, con la forza di operare nella quotidianità e in uno scenario - dice Latina - dove le occasioni sono sempre più rare e le norme vanno più a favore della quantità che della qualità del progetto».

Nato nel 1964 a Floridia, in provincia di Siracusa, laureato in Architettura allo Iuav di Venezia e docente all'università di Catania, vincitore di numerosi concorsi internazionali e Medaglia d'oro all'Architettura nel 2012, Latina racconta di aver ottenuto «tanti riconoscimenti, ma quasi mai tramutatisi in progetto». «In Italia esistono o concorsi di idee con premi irrisori o concorsi per grandi società di progettazione che fatturano milioni di euro - dice l'architetto - e questo sistema di fatto taglia fuori i tanti architetti e piccoli gruppi di progettisti che rappresentano una sostanziosa parte del tessuto professionale del Paese». E comunque, dice Latina «vincere un concorso non vuol dire poi costruire». E' il caso, per esempio, del progetto per la stazione marittima di Siracusa: «Abbiamo vinto il concorso 5 anni fa e 3 anni fa abbiamo consegnato il progetto - racconta - ma tutto è ancora impantanato nelle maglie della burocrazia e non sappiamo cosa succederà». Lo stesso è accaduto per il concept per la rifunzionalizzazione delle gru del porto di Palermo: «Anche in questo caso - continua Latina -dopo la vittoria del concorso internazionale, al quale hanno partecipato nomi prestigiosi come Kengo Kuma, e il pagamento del premio da 100mila euro, non è successo più nulla. Il progetto è rimasto sulla carta, bloccato da contenziosi tra comune e autorità portuali sulle aree di intervento».
Ma se nel nostro Paese il sistema appare così efficiente, non è detto che oltre confine sia tutto rose e fiori. «Non è vero che all'estero è tutto più facile e possibile, chi riesce è appena l'1% - dice Latina, secondo il quale «è certamente importante essere molto aperti e viaggiare», ma «se poi tutti i più bravi se ne vanno - si chiede - chi resta? Bisogna invece combattere e lavorare con impegno e passione, per riscoprire l'importanza del fare e la poesia che può nascondersi anche dietro una semplice parete o una griglia elettrosaldata».


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