Progettazione e Architettura

Volumi destrutturati per la villa che diventa parte del paesaggio: in Toscana il progetto dei fratelli Matassoni

Luigi Prestinenza Puglisi

Sequenza spaziale continua e total white per la residenza realizzata in provincia di Arezzo da Alessandro e Leonardo Matassoni

I fratelli Matassoni sono due architetti artigiani. Vivono nella provincia di Arezzo e costruiscono i loro progetti con accuratezza maniacale, prefigurandoli attraverso una quantità infinita di disegni e di plastici, eseguiti da loro stessi. Come tutti gli architetti, amano Le Corbusier, amano Mies e amano Wright. Ma, credo che il loro architetto preferito sia John Lautner. Lautner è stato il più dotato dei discepoli di Wright ed ha costruito alcune tra le più belle ville californiane. Costruzioni straordinarie nella scelta dei materiali, nell'articolazione degli spazi e nel rapporto con il contesto circostante. Molti architetti, infatti, sono bravi nel comporre gli interni. Altri sono bravi nell'inserire la casa nel territorio. Pochi, come Lautner, riescono a fare in modo che la libera successione degli ambienti si apra al paesaggio sino a diventare parte integrante di questo.
In questa casa, che è una grande villa nel comune di Bucine in provincia di Arezzo, il paesaggio i Matassoni si sono trovati a doverlo costruire. E lo hanno fatto a partire da un patio intorno al quale hanno articolato la costruzione.

«Abbiamo – ci racconta Leonardo Matassoni- organizzato l'unità abitativa intorno a un fulcro centrale ai cui bordi si svolge la vita domestica; questa logica ha consentito l'interazione tra i vari ambienti della zona giorno con molti possibili scorci, assi ottici profondi, fluidità e commistioni». L'obiettivo è combattere ogni forma di architettura che si possa trasformare in una camicia di forza per chi la abita, costringendolo a vivere all'interno di stanze il cui unico sfogo verso l'esterno è solo una finestra. Contro questa logica i fratelli Matassoni hanno organizzato una sequenza spaziale continua che stimola repentini cambiamenti del punto di vista con ambienti che non sono mai completamente chiusi o completamente aperti.
Da questa logica deriva anche l'articolazione dei volumi: «Si è lavorato – ci racconta Alessandro Matassoni- sulla consistenza del costruito destrutturandolo gradatamente per poterlo slanciare verso l'esterno con elementi via via più leggeri a cui sono stati affidati importanti ruoli funzionali come, per esempio, il setto che segna l'asse dell'ingresso principale che è diventato la lunga trave sospesa sopra l'accesso pedonale sulla strada». Il risultato è un edificio che intriga e affascina proprio perché sfugge a una facile lettura e richiede di essere percorso in lungo e in largo. In questo senso i Matassoni, oltre a rifarsi all'insegnamento dell'architettura organica, riaffermano un principio del Movimento Moderno: la centralità della quarta dimensione. Gli edifici si sperimentano non attraverso un colpo d'occhio ma facendone esperienza e ricostruendone i fili conduttori.
E' stato un input della committenza la scelta perentoria dell' opzione del total white, cioè dell'unico cromatismo bianco. «Ciò – ci ricorda Alessandro- ha comportato la semplificazione dei materiali usati che si sono ridotti all'intonaco per tutte le superfici verticali in abbinamento ad alcune pareti rivestite con pannelli metallici». I pannelli metallici sono serviti a realizzare pareti ventilate per migliorare la resa termica. E' stato fatto anche uso del travertino, abbinato a superfici flottanti in legno accoja, per le superfici orizzontali esterne.
Sempre ai fini del miglioramento energetico sono stati utilizzati impianti a pannelli radianti e tecnologie solari. Si è preferito, infine, optare per sistemi low tech che garantiscono il controllo del microclima interno in maniera passiva attraverso flussi naturali d'aria fresca provenienti dalle zone verdi esterne.


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