Progettazione e Architettura

Riqualificazione, la leva è il nuovo «coworking»: gli spazi per il lavoro condiviso diventano materia per concorsi

Mila Fiordalisi

In Italia sono 349 gli hub che ospitano i professionisti (architetti in primis) e la domanda in costante crescita spinge il riuso e la valorizzazione del costruito

Il settore del real estate è di fronte a una vera e propria disruption. Piccoli business stanno emergendo e le nuove tipologie di lavoro impongono una riorganizzazione degli spazi . È quanto si legge nel report sugli Emerging trends per il 2016 nel settore del real estate a firma di PricewaterhouseCoopers e l'Urban Land Institute americano, secondo cui «gli spazi per il coworking (la condivisione di ambienti fra professionisti, ndr) sono già diventati una delle principali fonte di leasing in alcuni grandi mercati». Che il mercato sia in pieno fermento è comprovato dal numero di progetti di co-working già attivi in tutto il mondo e al via di attivazione. E anche in Italia si sta assistendo alla nascita di nuove "cittadelle" del lavoro. Lavorare in spazi condivisi implica la scelta di strutture facilmente raggiungibili e soprattutto una riorganizzazione degli spazi stessi. Ecco perché si è messa in moto la macchina della riqualificazione di un numero sempre più crescente di edifici nei centri urbani, di grandi e piccole dimensioni.

Un trend che a sorpresa potrebbe diventare la "killer application" per la rimessa in moto del mercato dell'edilizia per uffici e a catena dell'immobiliare, vista la richiesta crescente di spazi in affitto per iniziative di co-working.

Non solo: il co-working potrebbe fare da traino anche al co-living o al più noto co-housing, mai decollato soprattutto in Italia. La startup americana WeWork, la più grande realtà mondiale del co-working (è valutata 10 miliardi di dollari) ha battezzato WeLIve, una società specializzata in mini-appartamenti da affittare insieme con lo spazio di lavoro (una sorta di formula a "pacchetto"). Stando ai risultati dell'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano in Italia si contano 349 spazi di co-working, 88 nella sola Milano.Secondo un'indagine di Deskmag.com – un magazine interamente dedicato al co-working - il 60% degli spazi esistenti per il lavoro condiviso prevede un'estensione, in termini di mq e postazioni, a seguito della forte domanda di mercato. In Italia è Co.Wo la più grande "piattaforma": fondata nel 2008 a Milano, conta oggi 118 spazi di coworking in 68 città. Da segnalare anche Talent Garden (si veda intervista) che ha battezzato a Milano uno dei più grandi spazi di co-working d'Europa e sta realizzando spazi in diverse città italiane nonché fuori dai confini nazionali. Punta a farsi strada anche la società di gestione immobili Halldis che ha in capo tutta una serie di "business center" innovativi in cui trovano spazio anche postazioni per il co-working, come la "cittadella" Copernico a due passi dalla stazione centrale di Milano e considerata una delle aree di co-working più innovative della città (si veda box). E poi ci sono tutta una serie di iniziative a livello locale che vedono in campo architetti e progettisti nel riqualificare persino edifici storici, da mettere a disposizione soprattutto dei colleghi: sono proprio gli architetti, infatti, a rappresentare una delle categorie che più utilizza il co-working. La realizzazione di spazi di lavoro condiviso sta diventando inoltre un parametro nell'ambito di concorsi per la riqualificazione di immobili in stato di abbandono o forte degrado: il Comune di Perugia, ad esempio, punta anche sul co-working nell'ambito del progetto di rigenerazione di un ex area adibita a terminal bus (si veda box).

E nel concorso Mirafiori, per la riconversione delle ex aree Fiat a Torino, uno degli otto progetti selezionati prevede per l'appunto la realizzazione di aree per il lavoro condiviso (si veda box). Insomma, il mercato si è messo in moto. E considerata la crescente domanda per gli spazi in co-working c'è da scommettere che in molti non si faranno sfuggire l'occasione per andare a prendersi una fetta del business della riqualificazione immobiliare che potrebbe diventare davvero ghiotta.


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