Progettazione e Architettura

Post Expo - Paolo Brescia (studio OBR): «Centro della conoscenza per studenti, docenti e imprese»

Alessia Tripodi

«Non mi piace l'idea di un polo per l'education, piuttosto penso a un centro della conoscenza, un hub dove si scambiano pareri, dove non c'è solo l'università ma ci sono anche gli imprenditori». Per Paolo Brescia, architetto e fondatore con Tommaso Principi dello studio Obr - Open Building research, il riutilizzo dell'area Expo dovrebbe essere l'occasione per coltivare «l'idea di una città polarizzata». «L'Expo - spiega Brescia - è un luogo non urbano che ha assunto un'identità urbana, nella quale la gente si riconosce» ed è per questo che il 'post Esposizione' «è un'opportunità da non perdere - dice - per ricreare qualcosa che tiene insieme la gente, dove poter vivere le molteplicità e le diversità, creando così un modello di sviluppo realmente sostenibile». E in tal senso l'idea di un campus universitario appare limitata, mentre secondo l'architetto «Expo potrebbe diventare un luogo in cui poter tenere insieme docenti, studenti e imprese e fare sperimentazione del cosiddetto 'imparare facendo'», ma anche «uno spazio di lavoro che unisce più architetti e funge da catalizzatore di giovani talenti, così da attrarre anche le grandi aziende».

Sul fronte dei padiglioni, Brescia ritiene che la temporaneità delle strutture «può rappresentare un vantaggio, perchè le rende flessibili e permette loro di vivere al di là della funzione per la quale sono nate» e sottolinea che un eventuale operazione di riuso dei padiglioni «può creare tante micro occasioni di lavoro» ed è la direzione giusta «perchè in Italia - dice - dobbiamo lavorare sul costruito per far andare avanti il settore dell'edilizia e della progettazione». In ogni caso, qualsiasi progetto di riconversione o riuso «anzichè impostare gradi di vincoli per ciò che non si può fare - dice Brescia - dovrebbe stabilire la libertà di quello che si può fare» in un «processo che parte dall'ascolto della gente e del territorio». Così «Expo potrà diventare - conclude l'architetto - un volano molto potente non solo per giovani talenti ma per tutti, un vero laboratorio per il bene comune».


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