Progettazione e Architettura

Post Expo - Alfonso Femia (5+1AA): «Un luogo per sviluppare cultura anche con incubatori d'azienda»

Mariagrazia Barletta

«I luoghi pensati per sviluppare cultura e formazione in maniera ampia e quindi anche con incubatori d'azienda, sono sempre parti fondamentali per le città. L'area Expo potrebbe essere il posto adatto per sviluppare queste funzioni, perché è infrastrutturato, è dentro un contesto che potrebbe dare grande vitalità ad un'area giusto ai confini del territorio milanese». Ragiona così l'architetto Alfonso Femia, co-fondatore dello studio 5+1AA.

«Che quell'area diventi una centralità urbana molto articolata, che superi la segmentazione esistente, può essere un'ottima idea perché magari si va a rilevare bene il tessuto anche residenziale recentemente fatto di housing. Quindi se la scommessa è trasformare quella parte di città in una vera continuazione della città urbana di Milano, attraverso un quartiere che possa essere completo in tutte le sue funzioni, sono favorevole. Sarebbe importante creare un campus di livello internazionale dove sia interessante e piacevole studiare e formarsi, dove ci sia anche questo interscambio con le aziende. E poi a fianco c'è il tema della fiera che è la più grande d'Europa, con la quale potrebbero stabilirsi sinergie». L'idea che lì si possa studiare e anche recuperare un lavoro legato alle eccellenze italiane, è ben accolta dall'architetto. «Bisogna capire, però - dice - che visione strategica ha la città di Milano». Ma soprattutto sarebbe auspicabile ragionare seguendo una visione più ampia, di respiro nazionale. «Mi piacerebbe capire quali possano essere le ricadute di quell'idea a livello di macroregione», dice Femia. Una macroregione in questo caso composta da Milano, Genova, Torino. E allora la domanda da porsi secondo l'architetto è: In che modo l'idea del polo della conoscenza, o qualsiasi altra proposta, potrebbe rendere più competitiva quella macroregione a livello europeo? «Bisogna pensare alle città d'Italia in termini di macroregioni, che uniscano Milano, Genova, Torino, oppure Venezia, Bologna, Verona, oppure Firenze, Roma, Napoli». «E bisogna capire – conclude - qual è il destino che vogliamo dare a queste città affinché siano capaci di mettere in valore le eccellenze».


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