Progettazione e Architettura

Riforma appalti, l'appello degli ingegneri: «Obbligo di qualificazione anche per i tecnici della Pa»

Giuseppe Latour

Nella mozione conclusiva del congresso di Venezia il Cni chiede che anche ai progettisti pubblici siano imposti gli stessi requisiti che esistono a carico dei privati

Imporre anche ai tecnici pubblici il rispetto degli stessi requisiti che esistono a carico dei privati. Il sessantesimo Congresso nazionale degli ingegneri si è chiuso venerdì a Venezia. Nella mozione conclusiva, approvata in mattinata dai delegati, è stata inserita una sollecitazione importante per il lavoro che nei prossimi giorni sarà fatto sulla riforma appalti: oltre alla qualificazione di imprese e stazioni appaltanti, bisogna affrontare anche il tema dei tecnici della Pa.
Il Cni, nello specifico, si impegna «a vigilare affinché le norme sugli appalti pubblici ed in particolare sui servizi di ingegneria ed architettura, attualmente in discussione al Parlamento, tengano in adeguato conto le proposte degli ingegneri, in particolare circa la centralità del progetto ed il fattore di scala relativamente alle fasi progettuali». Si tratta di elementi che, stando a quanto ha detto il presidente del Cni Armando Zambrano, sono stati inseriti nel testo che Montecitorio si prepara ad approvare.


Acquisita anche la riforma dell'incentivo del 2 per cento, dedicato adesso alla programmazione e al controllo, manca però qualcosa. Dice ancora la mozione: «Risulta essenziale che gli estensori dei progetti abbiano le medesime competenze tecniche, siano essi dipendenti pubblici o liberi professionisti». Il riferimento è al tema dei requisiti. Se per i privati i bandi chiedono il rispetto di paletti molto elevati in termini di curriculum e attività svolte, ai progettisti che lavorano nel pubblico non viene chiesta nessuna garanzia particolare. Di fatto, possono lavorare su strutture molto complesse senza nessuna verifica obbligatoria. Il Congresso chiede maggiore trasparenza nel nuovo Codice appalti.
Non è tutto. Bisogna affrontare anche il tema dei bandi di progettazione. Insistendo «presso le Autorità - anche grazie alla proficua collaborazione instauratasi con l'Anac - affinché ci sia il pieno rispetto del Decreto ministeriale 143/2013 per la determinazione dei corrispettivi da porre a base d'asta per l'affidamento dei servizi di ingegneria ed architettura, censurando prassi distorsive ed illegittime in atto presso molti committenti pubblici, che pubblicano bandi irrispettosi di tali corrispettivi, a tutto discapito della pubblica incolumità e della qualità del progetto finale». Quindi, il Dm parametri, che fissa gli importi da porre a base di gara, andrà rispettato in maniera più diffusa: al momento circa metà dei bandi non lo utilizza. O lo utilizza in maniera scorretta. La determinazione degli importi dovrà essere fatta per esteso, indicando punto per punto le modalità di calcolo delle cifre.


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