Progettazione e Architettura

Addio all'incentivo 2% per i progettisti della Pa: bonus destinato a programmazione e controllo

Giuseppe Latour

È quello che chiedono da anni progettisti e società di ingegneria che accolgono la novità con grande soddisfazione

Il due per cento cambia pelle. Con le modifiche approvate dalla commissione Ambiente della Camera, l'incentivo per la progettazione interna alla pubblica amministrazione diventerà qualcosa di radicalmente diverso rispetto al passato: non più una somma destinata a pagare i tecnici interni per preparare elaborati da usare per realizzare le opere, ma un plafond dedicato soprattutto alle attività di programmazione e controllo. Esattamente, quello che chiedono da anni progettisti e società di ingegneria che, allora, accolgono la novità con grande soddisfazione.

La riforma arriva alla lettera ii) del testo modificato dalla commissione Ambiente mercoledì notte. Qui si dispone la destinazione di «una somma non superiore al 2 per cento dell'importo posto a base di gara per le attività tecniche svolte dai dipendenti pubblici». È il famigerato incentivo alla progettazione interna che, al momento (anche se in misura leggermente inferiore al 2%), serve a pagare le attività che i tecnici della Pa fanno nella preparazione degli elaborati tecnici commissionati dalle amministrazioni. Secondo i professionisti e le società di ingegneria, però, questa somma era un modo per togliere risorse al mercato dei bandi, impiegando male il denaro pubblico.

Al di là delle interpretazioni divergenti, il nuovo emendamento parla chiaro. E dice che questi soldi ora andranno utilizzati per la programmazione della spesa per investimenti, per la predisposizione e controllo delle procedure di bando e per l'esecuzione dei contratti pubblici, di direzioni lavori e dei collaudi, «con particolare riferimento al profilo dei tempi e dei costi». Insomma, la Pa non progetta più. Ma, nella visione del nuovo Codice appalti, si dedica principalmente a programmare, a controllare le procedure e a vigilare sulla fase di esecuzione. Il principio è che, aumentando la qualità dei progetti e definendo meglio il ruolo delle stazioni appaltanti pubbliche, si possano centrare risultati migliori rispetto al passato.
Si tratta esattamente dell'assetto ipotizzato dal presidente del Cni, Armando Zambrano nel corso della sua relazione introduttiva dell'ultimo Congresso nazionale degli ingegneri. Così la sua reazione non può che essere positiva: «È la riforma che chiediamo da anni e che consentirà finalmente alla pubblica amministrazione di svolgere il suo ruolo di programmazione e controllo, mettendo risorse importanti sul mercato dei bandi di progettazione».

Patrizia Lotti, presidente Oice, parla addirittura di vittoria storica. "È dai tempi della legge Merloni che chiediamo con forza che questo incentivo venga spostato su programmazione e controllo, anche per dare maggiore efficacia ed efficienza alla spesa in opere pubbliche; vedere scritto a chiare lettere che il 2% verrà destinato, testualmente, alla programmazione della spesa per investimenti, alla predisposizione e al controllo delle procedure di bando e di esecuzione dei contratti pubblici, di direzioni lavori e ai collaudi è per noi motivo di grande soddisfazione».

Stessa linea di Andrea Tomasi, presidente della Fondazione Inarcassa: «E' il primo passo verso una netta distinzione tra i compiti degli impiegati pubblici e quelli dei liberi professionisti e delle società di ingegneria. In questo modo si rimuove una gravosa discrasia, che ha sempre generato confusione tra i ruoli di controllore e controllato. E' un tema cruciale che impatta inevitabilmente sulla trasparenza dell'azione amministrativa, sulla qualità delle opere, sui costi nonché sui tempi di realizzazione».


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