Progettazione e Architettura

Ingegneri, redditi in calo da sette anni. Solo uno su cinque vede la ripresa: nessun aiuto dal Jobs Act

Giuseppe Latour

I temi del lavoro al centro del congresso di categoria che si apre oggi a Venezia. «Servono sgravi fiscali e incentivi per ripartire»

Il2015 sarà il settimo anno consecutivo di riduzione dei redditi dei liberi professionisti. Mentre dal Governo arrivano segnali di ottimismo sul fronte della crescita per l'anno in corso, il sessantesimo Congresso nazionale degli ingegneri, in programma a Venezia, racconterà una storia leggermente diversa: la crisi non è ancora alle spalle, anche se qualche segnale positivo c'è.

Lo dicono i numeri del Centro studi del Cni (Consiglio nazionale ingegneri), raccolti attraverso 7mila interviste a professionisti di tutta Italia.
Per due ingegneri su tre l'Italia è ancora in piena recessione e solo un ingegnere su cinque si dichiara ottimista verso il futuro. Per invertire completamente la tendenza, secondo le indicazioni che arrivano dalla categoria, bisogna percorrere soprattutto una strada: mettere in piedi una riforma del lavoro tagliata sulle partite Iva, completamente escluse dalle ultime misure del Governo, Jobs act incluso.

«Se i principali dati macroeconomici indicano l'inizio di un ciclo economico espansivo, per gli ingegneri italiani il quadro è molto differente». L'analisi del Centro studi parte da questa valutazione: per i professionisti la crisi non è ancora superata.

Secondo l'indagine, realizzata nel mese di settembre, la maggioranza delle partite Iva ha seri problemi di reddito: per il 65%, infatti, l'Italia è ancora in piena recessione. Il restante 35%, invece, spiega che la ripresa c'è ma è ancora debole. Per nessuno il paese è ancora ripartito a pieni giri.
D'altronde, sulla base dei dati oggi disponibili, il Centro studi stima che il 2015 sarà, per i liberi professionisti, il settimo anno consecutivo di calo del reddito medio. «Il miglioramento delle condizioni complessive del mercato nella prima parte del 2015, che ha indotto il Governo a rivedere al rialzo le stime del Pil, nasconde una ripresa molto frastagliata, una ripresa che riguarda solo alcune componenti del sistema produttivo e solo l'occupazione dipendente, tralasciando ampi segmenti del Paese che necessitano, ora più che nei mesi passati, di politiche efficaci», dicono dal Centro studi.

In altre parole, per le partite Iva le prospettive sono ancora incerte. Non a caso appena il 20% degli interrogati, tornando alla ricerca, si dichiara ottimista verso il futuro, mentre dilagano il senso di incertezza (57% del campione) e il pessimismo (23%).

È il tema del lavoro, soprattutto, che va affrontato con forza: sarà l'argomento centrale del Congresso di Venezia. Il Jobs act, infatti, ha affrontato il problema in maniera decisa per i dipendenti ma ha fatto troppo poco per le altre componenti del mercato, intervenendo soltanto con riforme residuali. L'indagine, a questo proposito, sottolinea con molta forza la scomparsa da ogni agenda politica di una visione organica per il lavoro professionale. «La crisi registrata dagli ingegneri liberi professionisti – dicono dal Centro studi Cni - è emblematica di una sorta di grave disarmo morale della politica verso questo vasto segmento del mercato del lavoro e del tessuto produttivo del Paese. Qualunque provvedimento assunto negli ultimi anni in materia di lavoro ha riguardato in modo quasi esclusivo il lavoro dipendente».

Nello specifico, secondo l'indagine, gli ingegneri liberi professionisti chiedono sgravi sui redditi da lavoro, incentivi per investimenti necessari allo svolgimento della professione, misure sostanziali di welfare, apertura vera (e non solo in via di principio, come accade oggi) a bandi di gara sia in ambito europeo che in ambito regionale, possibilità di partecipare a Contratti di rete.
Quindi, il sistema andrebbe rivisto in maniera integrale, partendo dalla tassazione, passando per bandi e incentivi, e arrivando fino alle protezioni sociali, tradizionalmente inesistenti per la categoria. «È paradossale pensare – conclude l'analisi - che tutte o quasi queste richieste vengono avanzate perché nei fatti gran parte degli incentivi e agevolazioni valgono per i sistemi d'impresa ma non per chi esercita la libera professione». Che, invece, viene spesso colpita con interventi molto penalizzanti, come quello sulla sostituzione del regime dei minimi per i giovani professionisti con un nuovo regime forfettario, poi sterilizzato in corsa.


© RIPRODUZIONE RISERVATA