Progettazione e Architettura

Del Mese (Arup Italia): nel padiglione inglese lo spirito autentico dell'Expo

Massimo Frontera

Il presidente della giuria In/Arch-Ance spiega perché «l'alveare» di Wolfang Buttress e Bdp è stato premiato come migliore opera dell'Expo

«Una delle raccomandazioni che io avevo fatto alla giuria, un paio di mesi fa, era che, probabilmente, il presidente della giuria avrebbe dovuto essere un poeta, un artista, un musicista, insomma qualcuno che ha a che fare con il bello tutti i giorni. Noi tecnici a volte abbiamo una visione limitata...». Gabriele Del Mese, presidente della giuria che ieri ha assegnato al padiglione del Regno Unito il premio per il migliore padiglione dell'Expo , si schermisce e la prende un po' alla larga.

Del Mese, ingegnere e architetto ad honorem, dopo una lunga e brillante carriera all'estero (unico ingegnere italiano ammesso nel 1973 nello studio Arup di Londra) ha fondato, nel 2000 Arup Italia. Ha lavorato con molte archistar mondiali. A lui l'Istituto dell'architettura, l'Ance, Federcostruzioni e Oice, hanno chiesto di presiedere la giuria che ieri ha premiato il padiglione inglese disegnato dall'artista Wolfang Buttress e dallo studio di architettura Bdp.

Ingegnere Del Mese, ma perché il padiglione inglese ha vinto?
Io credo che ha vinto perché è il migliore: ha capito perfettamente il tema. I promotori, cioè il governo inglese, hanno promosso un concorso internazionale, non per scegliere un padiglione internazionale. Ma per scegliere un team internazionale, fatto da specialisti di diverse discipline: arte, landscape, internet, architettura. Un team con il quale il governo potesse dialogare. Il risultato è stato un accorato inno a salvaguardare la natura. Nel padiglione c'è una fusione di tutte le discipline: c'è un'architettura che appare semplice ma con una tecnologia che è molto complessa. E per di più realizzata con un budget limitato.

In che senso il padiglione ha capito il tema dell'Expo?
Il tema scelto dal'Italia - "Nutrire il pianeta" - è immenso, di grande responsabilità. Nella maggior parte dei casi è stato interpretato in un solo modo: "Farsi nutrire dal pianeta". Ma il pianeta non può nutrire se non viene nutrito. Bisogna affrontare questo grande tema in modo duraturo. Gli inglesi lo hanno capito. Il landscape è bellissimo. Nell'alveare ci si può camminare e c'è un'ape vera che viene monitorata. E tutto è apparentemente molto semplice. Senza volerlo il padiglione inglese si ricollega al padiglione zero al "divinus halitus terrae", l'alito divino della terra evocato nell'iscrizione...

La giuria popolare ha invece premiato il Palazzo Italia.
La giuria deve dare un solo premio in base a un "breef", non in base a un oggetto architettonico. C'è una differenza sostanziale. Il lavoro della giuria è stato quello di andare a vedere il padiglione che avesse capito il tema dell'Expo e che lo ponesse in modo evidente. Il pubblico ha un altro punto di vista. Palazzo Italia è un bell'edificio e penso che il progettisti sono molto bravi e fanno ben sperare, e devo fare un elogio anche alle imprese che lo hanno realizzato. Penso anche però che il Padiglione italiano - ma la stessa cosa vale anche per il Padiglione zero - è il padiglione ospite in cui tutti sono i benvenuti, e non dovrebbe essere considerato ai fini del concorso. La stessa considerazione deve essere stata condivisa dalla giuria perché nessun membro ha votato il padiglione Italia.

Che ne pensa in generale delle architetture dell'Expo?
Ho passato tre giorni all'Expo e in effetti ho avuto l'impressione di visitare una fiera, non una esposizione universale. Molti padiglioni sono stati fatti per stupire. C'è poi da considerare la disparità di mezzi che sono stati investiti nella realizzazione. Mi ha però colpito Piazza Italia, che è il punto focale più importante dell'Expo: io non ho mai visto una piazza più squallida e desolata di quella, con quattro statue che mi ricordano l'elemento funebre. E noi italiani abbiamo inventato la piazza!


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