Progettazione e Architettura

Geometrie astratte immerse nel paesaggio: nelle Marche la villa «green» firmata Emanuele Scaramucci

Luigi Prestinenza Puglisi

Linee contemporanee e materiali locali per la residenza unifamiliare realizzata ad Appignano del Tronto

Emanuele Scaramucci si laurea a Roma nel 2008. Ha 24 anni. Come molti giovani della sua generazione si reca all'estero. Sceglie Stoccolma, dove completa la propria formazione presso il Royal Institute of Tecnology. Seguono esperienze lavorative allo studio di Massimiliano Fuksas a Roma e di David Chipperfield Architects a Milano e, poi, a Pechino nell'ambito di un progetto di collaborazione internazionale. Scaramucci approda infine ad Ascoli Piceno dove esercita la professione di architetto all'interno di uno studio in cui sono presenti il padre e il fratello, entrambi ingegneri.
L'edificio che qui presentiamo è una casa unifamiliare ad Appignano del Tronto, di circa 160 metri quadrati per una giovane coppia di veterinari i quali avevano l'esigenza di una abitazione spaziosa e ecologica progettata per il contenimento dei consumi energetici e per garantire uno stile di vita integrato alla natura e accogliente per gli animali domestici che, insieme con i proprietari, nella nuova residenza avrebbero abitato.
A tal fine la costruzione è stata sviluppata lungo l'orizzontale e su un solo piano, nonostante il rudere precedente, da cui è stata tratta la cubatura edificabile, fosse su due piani. Giocata su tetti inclinati, è organizzata in tre corpi di fabbrica tra loro incastrati e di un quarto, accostato, che è una loggia aperta sul paesaggio. Tra i corpi di fabbrica principali c'è un leggero salto di quota per meglio collocare l'edificio sul terreno appena scosceso e per articolare all'interno lo spazio del soggiorno, che così è meglio strutturato.


« Il rapporto con il paesaggio – ci racconta Scaramucci- è il cuore del progetto mentre la vetrata all'ingresso, in corrispondenza con quella sud, fa in modo che la casa si lasci attraversare allo sguardo, come una sorta di cannocchiale».
Scaramucci persegue nelle proprie opere un'estetica contemporanea e per questo è stato segnalato qualche anno fa al premio Fondazione Renzo Piano come giovane promessa dell'architettura italiana. In quest'opera ha dovuto trovare dei compromessi con la tradizione: per esempio adoperando tetti in coppo e materiali locali quali pietre e mattoni. Lo ha fatto con abilità, recuperando gran parte del materiale di demolizione della preesistenza e senza cadere nel vernacolare. Anzi declinando un linguaggio in cui convivono geometrie astratte e inserti di architettura organica. Come per esempio nella parte che guarda a valle in cui una ampia vetrata ad angolo si interseca piacevolmente con un pilastro in muratura e con la pensilina sovrastante.
L'interno è fluido con ambienti che si succedono separati tra loro da diaframmi. I pavimenti in cotto antico e le pareti in mattone che si alternano a altre intonacate conferiscono alla casa un aspetto caldo e accogliente, luminoso e non opprimente
A tal fine contribuisce l'uso intelligente delle pareti vetrate, da sempre un problema nell'edilizia residenziale sia per gli effetti termici che per i costi, concentrate in punti strategici nei quali il paesaggio si offre con maggiore generosità allo sguardo.
Una funzione rilevante nel disegno della casa è svolta, infine, dalle canne fumarie dei due camini, della zona giorno e della loggia che danno alla prevalente linea orizzontale della villa una lieve contro-direzione verticale. L'impianto di riscaldamento è costituito da una caldaia a condensazione con pannelli radianti affogati nel pavimento, per garantire un maggior confort – immaginiamo- anche degli animali domestici, e per eliminare ingombranti termosifoni a parete.


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