Lavori Pubblici

I macchinari funzionali alla produzione non entrano nella «stima diretta»

Saverio Fossati

Riforma del catasto, in una nuova bozza spunta una soluzione per i cosiddetti «imbullonati»

Sembra stiano per trovare una risposta positiva i problemi degli «imbullonati», sollevati dagli imprenditori sulla bozza di decreto legislativo per la riforma del catasto dei fabbricati. La bozza, circolata a fine dicembre scorso, prevedeva, in sostanza, una lievitazione delle rendite catastali, per l'inclusione incontrollata dei macchinari industriali.
Le ragioni dell'impresa sono state fortemente sostenute da Confindustria.Tutto origina dal Dl 44/2005, che come norma di interpretazione autentica si è espresso nel senso che «i fabbricati e le costruzioni stabili sono costituiti dal suolo e dalle parti ad esso strutturalmente connesse, anche in via transitoria, cui possono accedere, mediante qualsiasi mezzo di unione, parti mobili allo scopo di realizzare un unico bene complesso. Pertanto, concorrono alla determinazione della rendita catastale, ai sensi dell'articolo 10 del vecchio Regio decreto-legge del 1939, gli elementi costitutivi degli opifici e degli altri immobili costruiti per le speciali esigenze dell'attività industriale di cui al periodo precedente anche se fisicamente non incorporati al suolo». Tale norma ha subito il vaglio della Corte Costituzionale e molteplici analisi di legittimità da parte della Corte di Cassazione.

Tuttavia, spesso, la inesatta applicazione dei principi sanciti dalle due Corti ha portato alla inclusione nella stima della rendita catastale di ogni componente solo perché essenziale per la destinazione economica dell'unità immobiliare, senza alcun riguardo al carattere di immobiliarità, intrinseco con la strumentalità e funzionalità all'edificio e non alla produzione in esso svolta.In base a quanto risulta al Sole 24 Ore, sembra che il governo stia lavorando ad una modifica alla bozza del decreto legislativo (da marzo nei cassetti di Palazzo Chigi ma che potrebbe vedere la luce anche a fine mese), finalizzata a soppiantare le distorsioni e a frenare l'imposizione immobiliare sui cosiddetti "capannoni" e relativi macchinari industriali.In particolare la natura delle rendite catastali di tali tipologie immobiliari verrebbe ricondotta, nel corso della «stima diretta» operata dalle Entrate, alla sua originaria valenza, cioè di rilevazione della redditività immobiliare dell'area industriale, i fabbricati e i relativi impianti fissi che ne accrescano la qualità e l'utilità nei limiti dell'ordinario apprezzamento, senza invece considerare nella stima macchinari, congegni, attrezzature e altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo.

Tale indirizzo normativo, accompagnato da specifiche e puntuali istruzioni operative che ne esplicitino l'applicazione per le molteplici tipologie immobiliari a volte con caratteri notevolmente discosti tra loro, potrà consentire il superamento del notevole contenzioso tributario già in atto e quello che si sarebbe potuto innescare in fase di attuazione della riforma. Peraltro, si sarebbero potuti rilevare anche profili di legittimità costituzionale del decreto laddove il reddito immobiliare dei siti produttivi fosse comprensivo di quello afferente i beni strumentali alla produzione, che, come è noto, sono già assoggettati a reddito di impresa.Ulteriormente positiva appare l'applicazione anticipata di tale nuovo indirizzo, da qui ai prossimi cinque anni, nell'ambito dei quali saranno sviluppate le operazioni revisionali del catasto, e ciò sotto vari aspetti, quali l'abbattimento del contenzioso tributario in corso ed il graduale allineamento degli attuali censimenti allo standard prefissato dalla riforma, quindi con una collaborazione in corso d'opera della proprietà immobiliare, a tutto vantaggio per la velocizzazione delle operazioni stesse.


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