Lavori Pubblici

Jobs act: taglio di mezzo punto per la Cig in edilizia, ma niente allineamento con gli altri settori

Giuseppe Latour

Il Governo approva in via preliminare gli ultimi 4 decreti attuativi della riforma del lavoro: il contributo per le costruzioni scende dal 5,2 al 4,7%

Mezzo punto di contributo in meno per la cassa integrazione ordinaria. Ma ancora non c'è il ritocco dei premi Inail e l'allineamento pieno alle imprese degli altri settori, che continueranno a pagare parecchi punti percentuali di oneri in meno. Il Governo nel Consiglio dei ministri di giovedì ha chiuso il cerchio del Jobs act, approvando in via preliminare gli ultimi quattro decreti attuativi previsti dalla legge delega. E, per l'edilizia, è stato toccato un punto caldissimo: la contribuzione. A conti fatti, sono arrivate notizie sia cattive che buone.

Partiamo dalle richieste delle imprese che, ormai, chiedono da anni che il contributo per la cassa integrazione ordinaria degli operai edili venga tagliato e allineato a quello degli altri settori industriali: al momento le costruzioni pagano un'aliquota del 5,2% contro quella variabile tra l'1,9% e il 2,2% degli altri comparti. L'esecutivo giovedì ha affrontato il tema degli ammortizzatori sociali in un decreto legislativo approvato in via preliminare: dovrà passare dalle commissioni parlamentari per un parere ed eventuali modifiche, prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
L'intervento più interessante è arrivato sulla cassa integrazione ordinaria. L'esecutivo, infatti, ha disposto "una riduzione generalizzata del 10% sul contributo ordinario pagato su ogni lavoratore". Si tratta di un taglio orizzontale che, da un lato, rappresenta uno sconto importante per le costruzioni, che oggi pagano più degli altri. Ma che, dall'altro lato, non risolve lo storico problema del disallineamento. L'aliquota del contributo ordinario pagato da tutte le aziende indipendentemente dall'utilizzo della cassa passa quindi dall'1,90% all'1,70% della retribuzione per le imprese fino a 50 dipendenti; dal 2,20% al 2% per quelle sopra i 50; dal 5,20% al 4,70% per l'edilizia. Quindi, mezzo punto in meno per le costruzioni ma ancora una forbice di tre punti in più rispetto agli altri.

A questo problema, si aggiunge la questione dei premi Inail, più alti di circa sei punti percentuali rispetto agli altri settori: un dato chiaramente ancorato all'incidenza degli infortuni sul lavoro, storicamente più alta in edilizia. Secondo i costruttori andrebbero tagliati, anche per sfruttare il beneficio del calo degli infortuni negli ultimi anni. Nei decreti del Governo, però, non compare nulla di tutto questo e i premi Inail restano più elevati.
Ma le novità in materia di ammortizzatori sociali non si fermano qui. Il decreto attuativo, infatti, prevede anche l'introduzione di un meccanismo del "chi usa di più paga di più" sulle aliquote pagate dalle imprese. In sostanza, si cerca di responsabilizzare chi fa ricorso alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà, caricando un contributo addizionale che servirà a prevenire abusi. Questo extra vale il 9% della retribuzione persa per i periodi di cassa (cumulando Cigo, Cigs e contratti di solidarietà) fino a un anno di utilizzo in un quinquennio. Questa aliquota aggiuntiva sale al 12% fino a due anni e al 15% fino a tre.

Con le prime reazioni dei sindacati, comunque, arriva soddisfazione. «Giudichiamo positivamente, nel complesso, i provvedimenti presi ieri sera dal Consiglio dei Ministri sul tema degli ammortizzatori sociali. In particolare è importante aver garantito ai lavoratori del settore dell'edilizia la possibilità di ottenere fino a 30 mesi di Cassa integrazione ordinaria o straordinaria nel quinquennio, 6 mesi in più di quelli previsti per gli altri settori. Positivo, inoltre, l'abbassamento dal 5,20% al 4,70% del contributo pagato dalle aziende edili, a parità di prestazioni per i lavoratori». Lo hanno dichiarato Domenico Pesenti, segretario generale della Filca-Cisl, ed il segretario nazionale Enzo Pelle.


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