Lavori Pubblici

Piano Juncker, contributi pubblici fuori dal patto di stabilità

I contributi una tantum degli Stati, che siano dello stesso Stato, di una banca pubblica o di una banca di promozione dello sviluppo o di una banca di agisce a nome dello Stato «saranno registrati nei conti pubblici ma non saranno presi in considerazione ai fini del patto di stabilità».

È questa una delle novità dell'accordo raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sul funzionamento del nuovo Fondo per gli investimenti strategici (Piano Juncker) che sarà operativo da settembre. Si tratta dei contributi al Fondo europeo o alle piattaforme per gli investimenti di carattere tematico e multipaese, ha indicato specificatamente il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen. È di fatto una apertura evidente alla valutazione differenziata della spesa per investimenti.

Finora era sembrato che sarebbero stati esclusi soltanto i contributi pubblici diretti al Fondo europeo per gli investimenti strategici. Peraltro, nessun governo prevede di "comprare" quote del Fondo, preferendo intervenire attraverso varie piattaforme finanziarie (in Italia la Cassa Depositi e Prestiti che peraltro non rientra nel perimetro del bilancio pubblico ai fini delle regole del patto di stabilità). Ciò perchè in tal modo i governi hanno la certezza di avere un ritorno nazionale dell'investimento fatto. L'Italia, come la Francia e la Germania, interverrà nell'operazione con 8
miliardi.

Non siamo ovviamente di fronte alla"golden rule", cioè all'esclusione degli investimenti pubblici dalle regole di Maastricht, però si tratta di un avvicinamento. In realtà viene applicato un principio indicato a gennaio dalla Commissione europea: di tali spese non si terrà conto, in sostanza, nel calcolo dello sforzo di bilancio in termini strutturali.

Il ruolo delle piattaforme per gli investimenti è fondamentale perchè riguardano specifici settori e possono coinvolgere contemporaneamente più Stati.


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