Lavori Pubblici

Squitieri (Corte Conti): più trasparenza con procedure digitali, corruzione a 60 miliardi dato-bufala

Mauro Salerno

Il presidente dei magistrati contabili: auspicabile un rafforzamento delle competenze della Corte nella fase di esecuzione dei contratti

«Una classifica internazionale ha da poco dimostrato che più è elevato il grado di diffusione di "informatizzazione" di un Paese, tanto meno diffusa è la corruzione». Raffaele Squitieri, 73 anni, presidente della Corte dei Conti dal 2013, spiega così la scelta di far dialogare il patrimonio di informazioni contenuto nelle banche dati della Corte con quelli dell'Autorità Anticorruzione, alla base del protocollo d'intesa firmato insieme al presidente Cantone . Dalla possibilità di consultare (e dunque elaborare) l'enorme mole di dati contenuti nei vari database nasceranno nuovi metodi di contrasto al malaffare negli appalti. Ma il riferimento di Squitieri ha un orizzonte più ampio. E va nella direzione indicata anche dalle nuove direttive europee sugli appalti: innervare di tecnologia il sistema di gestione dei contratti pubblici, dalle gare fino ai collaudi. La citazione del presidente della Corte riguarda la graduatoria sulla corruzione di Trasparency International e una statistica sul livello di informatizzazione stilata dall'Unione Europea. Da qui si nota come i Paesi con bassi livelli di corruzioni siano quelli con alto sviluppo digitale e viceversa: la Danimarca figura come prima in entrambe le classifiche, mentre agli ultimi posti in Europa compaiono Croazia, Italia, Grecia, Bulgaria e Romania. «È facile capire perché - dice Squitieri -: la gestione informatica rende le procedure più trasparenti».

L'accordo che avete appena siglato con l'Anac ha l'obiettivo di mettere a punto una serie di indici di anomalia statistica nella gestione degli appalti. Cosa vuol dire in concreto, può fare qualche esempio?
Vogliamo estrapolare dai dati quelle aree di criticità che possono segnalare una cattiva gestione dei contratti. È quello che capita per esempio quando un contratto viene prorogato più volte senza che si passi mai da una gara. Oppure quando una stazione appaltante ricorre sistematicamente alla trattativa privata evitando le procedure di assegnazione pubblica. Un altro esempio è l'aumento sistematico dei costi nel passaggio dal progetto al cantiere. Sono tutti esempi di criticità che possono far scattare un allarme e attivare le indagini.

Sperate anche in un effetto deterrente?
Sapere che ci sono due autorità pronte a indagare ha anche questo effetto.

Prima ha invocato anche un'estensione dei poteri della Corte dei Conti
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La legislazione italiana come quella europea è molto concentrata sulla regolamentazione delle fasi che arrivano fino all'aggiudicazione dell'appalto. Fino a questo punto abbiamo un sistema di controlli abbastanza puntuale e pervasivo. Il fatto è che la cattiva amministrazione si vede anche e soprattutto nell'esecuzione del contratto, quando si concentrano riserve e varianti che conducono all'aumento dei costi. Ecco, sarebbe auspicabile un potenziamento delle competenze della Corte dei Conti in questa seconda fase.

Quando si parla di corruzione ricorre questo dato, peraltro generalmente attribuito alla Corte, che stima il fenomeno in 60 miliardi all'anno. È corretto?
Per niente. Mi sono già trovato a smentire questo dato. Non ha nessun fondamento e sicuramente non proviene da noi. Credo che venga da un vecchio studio internazionale che faceva una stima in percentuale sul Pil dei vari paesi. D'altra parte se conoscessimo il valore della corruzione avremmo già vinto la battaglia, perché sapremmo quale sarebbe l'insieme di riferimento, mentre non abbiamo alcuna idea di quale sia la dimensione del fenomeno.


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