Lavori Pubblici

Ddl consumo del suolo: interventi su legge obiettivo e rigenerazione urbana

Giuseppe Latour

La relatrice Chiara Braga ha anticipato la direzione che prenderà la discussione al rientro dalla pausa elettorale, a inizio giugno, quando ripartiranno i lavori sul disegno di legge

Interventi su Legge Obiettivo, rigenerazione urbana e definizione di superficie agricola, allargando i casi nei quali sarà possibile costruire. Nel corso della giornata dedicata dagli architetti romani al tema del consumo di suolo, la relatrice del Ddl in commissione Ambiente, Chiara Braga ha anticipato la direzione che prenderà la discussione al rientro dalla pausa elettorale, a inizio giugno, quando ripartiranno i lavori sul disegno di legge. Dall'Unità di missione di Palazzo Chigi, intanto, sono arrivati ulteriori dettagli sul piano stralcio di opere antidissesto: entro la fine di giugno sarà formalizzata la lista degli interventi.

Braga: avanti sul Ddl
Braga ha spiegato, anzitutto, che "molte delle novità del testo saranno portate attraverso emendamenti presentati dalla commissione, come sul tema del riuso e della mitigazione del rischio ambientale". Le modifiche allo studio da parte dei relatori, invece, riguarderanno soprattutto il perimetro degli interventi della Legge Obiettivo esclusi, nella fase transitoria, dai vincoli del provvedimento: non si parlerà più di Legge Obiettivo ma di un numero di opere strategiche più ristretto. Allo stesso modo, sarà ritoccata la definizione di superficie agricola: "La definizione ampia che c'è adesso andrà affinata – ha detto Braga -. Penso alle aree destinate a servizi pubblici e a quelle già servite da opere di urbanizzazione. Qui dobbiamo ragionare sulla possibilità di consentire una densificazione della città, sempre legata a obiettivi di riqualificazione". Quindi, in qualche caso i legacci del Ddl saranno allentati.

Professionisti: partire dalla rigenerazione
Lo stop al consumo di suolo con l'avvio di un'operazione diffusa di rigenerazione, comunque, potrebbe essere una novità strategica per il futuro del settore. Lo ha spiegato il consigliere dell'Ordine degli architetti di Roma, Patrizia Colletta: "Dobbiamo passare dagli interventi di emergenza agli interventi ordinari, che significano soprattutto rigenerazione. Tutto questo per noi professionisti potrebbe determinare una grande possibilità di lavoro".

Sul tema della rigenerazione si allinea anche il presidente nazionale degli architetti, Leopoldo Freyrie: "Il problema italiano non sono più le infrastrutture, ma le città. Le città italiane non hanno dotazioni di base e sono piene di edifici vuoti. Per questo dobbiamo lavorare a una rigenerazione urbana che diminuisca il suolo consumato nella città consolidata". Per stimolare gli interventi, anche di messa in sicurezza, bisognerebbe lavorare sul patrimonio informativo dei cittadini. "Penso che oggi ci sia un deficit da questo punto di vista, sul quale sarebbe importante fare un cambiamento, ad esempio in materia di messa in sicurezza del territorio, spiegando esattamente quali sono gli interventi che andrebbero fatti e i relativi pericoli", racconta il presidente dei Geologi Gian Vito Graziano.

Morassut: lavorare alla legge urbanistica
Per l'onorevole Roberto Morassut, però, la legge sul consumo di suolo deve camminare insieme alla nuova legge urbanistica. "Il nostro problema è quello di non avere mai maturato ancora una visione di insieme della trasformazione del nostro territorio. Penso all'esperienza di Roma, che è una città sorta per il 30% in maniera spontanea". La materia dell'urbanistica, dopo anni di tentennamenti, sta tornando con prepotenza. "Dopo l'esperienza delle Regioni, sta maturando l'idea di riportarla al centro, ma al centro si procede per tasselli, con leggi che risolvono un problema alla volta, come quella sul consumo di suolo. E' importante cominciare a muoversi ma la nuova legge urbanistica è un punto che dobbiamo affrontare".

Consumo di suolo, polemica sui numeri
Anche se, sui numeri del consumo di suolo, c'è da fare chiarezza. Michele Munafò, coordinatore del Gruppo di lavoro sul Consumo di suolo dell'Ispra ha raccontato come "il consumo di suolo continua ad avanzare in maniera indisturbata". Ormai tutte le Regioni italiane sopra il 5% di suolo impermeabilizzato, "con punte che, ovviamente, si concentrano nelle aree metropolitane". Ci sono, addirittura, zone dove il suolo consumato ha superato il 70%. "Il record appartiene a un Comune in provincia di Napoli, dove il suolo alterato è pari all'85 cento".

Il direttore del Cresme Lorenzo Bellicini, invece, prova a dare una spiegazione diversa degli stessi numeri. "Negli anni Ottanta venivano costruite 440mila abitazioni all'anno, mentre nella nostra proiezione 2015 sono 109 mila. Il calo del mercato è del 65%, quindi fatico a vedere questo aumento del consumo di suolo". La realtà che è, per la gran parte, il consumo di suolo non è collegato all'edilizia: "I numeri dicono che il 58% del suolo consumato dipende da strade, ferrovie, aeroporti, piazzali, parchetti, discariche, aree estrattive, mentre il residenziale e il non residenziale sono responsabili di circa il 30% del consumo". Quindi, conclude, "non c'è solo un problema di quantità ma prevalentemente un problema di qualità, il tema di fondo è dove andiamo a costruire rispetto ai rischi del territorio".

D'Angelis, via a piano stralcio per le aree metropolitane
Intanto, il capo dell'Unità di missione sul dissesto idrogeologico, Erasmo D'Angelis ha fatto il punto sugli interventi in arrivo. "Il Governo – ha spiegato – ha programmato una spesa di sette miliardi per la lotta al dissesto idrogeologico. I primi soldi saranno impiegati per le Città metropolitane per circa 160 interventi, tutti di grande portata. Renderemo pubblici gli accordi con le Regioni il prossimo 25 giugno".
A febbraio il Cipe ha stanziato 700 milioni, cento dei quali andranno a un Fondo per la progettazione, pensato per rimediare ai ritardi di alcune Regioni nella preparazione degli elaborati da mandare in gara. Questi 600 milioni verranno impiegati per questo primo pacchetto di interventi, che andranno in gara e saranno cantierati entro fine anno. Altri 600 milioni seguiranno a breve, portando gli investimenti 2015 su questo capitolo a 1,2 miliardi.

Rapporto Ispra: le strade consumano più territorio degli edifici


© RIPRODUZIONE RISERVATA