Lavori Pubblici

Cassazione: abusiva la maxi-casa sull'albero priva di autorizzazione

Patrizia Macciocchi

Respito il ricorso di Marcello dell'Utri per salvare la struttura realizzata nella Villa di Torno sul lago di Como a scopo contemplativo

È abusiva la casa di 70 metri quadrati costruita, sull'albero senza autorizzazione, in una zona sottoposta a vincolo ambientale. La Corte di cassazione, con la sentenza 21029 depositata ieri, respinge il ricorso di Marcello dell'Utri e conferma la condanna. L'ex senatore aveva realizzato nella Villa di Torno sul lago di Como la "bird watching" su un albero a scopo contemplativo. Secondo il ricorrente il manufatto doveva essere considerato al pari di una pertinenza, non aveva un negativo impatto sull'ambiente con il quale si armonizzava perfettamente, ed era rimovibile.

Tra le carte giocate della difesa per escludere la punibilità, c'era anche il parere favorevole Soprintendenza riguardo alla compatibilità. Diverso il punto di vista della Suprema corte. La casa sull'albero, in legno, era su due piani più torretta, grande circa 70 metri quadrati con un volume di 180 metri cubi. La struttura, che raggiungeva un'altezza di 3,69, copertura compresa, era fissata a terra con «plinti di cemento in cui erano annegati i pilastri di legno che la sostenevano, le saette di sostegno della struttura a sbalzo erano fissate al fusto dell'abero con profili metallici».

La descrizione tecnica della casa, secondo i giudici di merito ai quali la Cassazione si allinea, è sufficiente per affermare l'impatto sul paesaggio ed escludere la tesi della facile rimovibilità. Un manufatto decisamente sovradimensionato rispetto all'uso meramente contemplativo per il quale era stato realizzato. Non è utile neppure il via libera ottenuto in via preliminare dalla Sovrintendenza propedeutico ad una sanatoria poi disapplicata. L'ok, relativo a un piano inziale diverso da quello realizzato, non sarebbe stato comunque utile per escludere la punibilità. La Cassazione ricorda, infatti, che il positivo accertamento di compatibilità paesaggistica dell'abuso eseguito in una zona vincolata non esclude la punibilità di un'azione che si configura come reato di pericolo.

Per l'illecito non serve, infatti, un effettivo pregiudizio per l'ambiente dal momento che le sole condotte penalmente non rilevanti sono quelle che " a occhio" non sono idonee a compromettere i valori protetti. A questo proposito la Suprema corte sottolinea che in nome della rilevanza costituzionale del paesaggio, si giustifica la funzione anticipata di tutela affidata al diritto penale.

Per il ricorrente non c'è neppure l'errore scusabile come dimostrato dalla «pacifica prosecuzione dei lavori nonostante fosse stato emesso un ordine di sospensione». Dimostrazione dell'esistenza «di una pregressa intenzione diretta a realizzare l'evento vietato». Persa anche l'occasione di ottenere la sospensione condizionale della pena, condizionata in base alla sentenza d'appello alla demolizione dell'opera entro 90 giorni. Azione riparatoria non più possibile perché la villa era stata venduta


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