Lavori Pubblici

Confindustria Cuneo: con il no di Cantone all'Asmel stop a gare on line pagate dalle imprese

Giuseppe Latour

«Con l'Asmel si era trovato il modo di scaricare sulle imprese i costi di funzionamento della pubblica amministrazione»

Salta Asmel ma, soprattutto, viene affermato il principio che i costi delle gare elettroniche non possono essere scaricati sulle imprese. Confindustria Cuneo esulta per la delibera con la quale l'Anac ha appena dichiarato illegittima la societ√† consortile nata per favorire le aggregazioni di appalti dei Comuni . La bocciatura, infatti, è nata da un suo esposto, avanzato a maggio del 2013.
«Con l'Asmel si era trovato il modo di scaricare sulle imprese i costi di funzionamento della pubblica amministrazione – commenta il presidente di Confindustria Cuneo, Franco Biraghi -. Si trattava di una situazione inaccettabile ancor più alla luce del fatto che l'obbligo per i singoli Comuni di rivolgersi alle centrali di committenza avrebbe dovuto portare ad una razionalizzazione della spesa. Si era ottenuto esattamente il risultato opposto: più costi e tutti a carico dell'impresa».

La battaglia di Confindustria Cuneo sulla vicenda – va ricordato - era iniziata dopo il caso del Comune di Cortemilia, che proprio tramite la centrale di committenza Asmel, aveva indetto una gara per l'affidamento di alcuni lavori, salvo poi far pagare alle aziende vincitrici dell'appalto i costi dell'istruttoria dovuti all'utilizzo della piattaforma, una somma pari all'1,5 per cento dell'importo aggiudicato.

L'esposto di Confindustria Cuneo è partito, così, a maggio del 2013 e solo pochi giorni fa ha dato i suoi frutti. La stessa sezione costruttori edili Ance Cuneo di Confindustria, segnalando il fatto all'Autorità di vigilanza per i contratti pubblici, aveva messo in luce come «l'accollo all'appaltatore delle spese di procedura della stazione appaltante, se non previsto da specifiche norme di legge, si trasformava in un indebito e forzoso scarico di oneri della pubblica amministrazione in capo ad un operatore privato che esula da un equilibrio contrattuale delle prestazioni».

Porre a carico dell'appaltatore l'onere di rimborsare le spese di procedura in percentuale sull'importo aggiudicato equivaleva, a tutti gli effetti, ad imporre uno sconto ulteriore, un prezzo più basso rispetto ai prezzi del prezzario di riferimento impiegato dai progettisti e a quelli ribassati offerti dal concorrente. Di fatto, una tassa non prevista da alcuna disposizione normativa, necessaria a coprire proprio il costo del servizio della piattaforma informatica dell'Asmel . Ora, con la bocciatura appena arrivata, la società viene messa in fuorigioco: perderà, infatti, i requisiti per svolgere il ruolo di centrale di committenza degli enti locali e neppure potrà essere inclusa nel club dei soggetti aggregatori, con l'obiettivo di qualificare e ridurre la spesa degli enti locali.

Tra l'altro, la stessa Anac a febbraio con l'atto di segnalazione n. 3 del 2015 aveva stabilito che le stazioni appaltanti non possono scaricare il costo delle centrali di committenza sulle imprese aggiudicatarie . L'Autorità nel documento, inviato a Governo e Parlamento, stigmatizzava l'uso diffuso tra le amministrazioni di prevedere, a carico dell'operatore economico, il pagamento di un corrispettivo per l'uso delle piattaforme elettroniche fornite dai soggetti aggregatori. Si tratta, infatti, di un onere non previsto dalla legge. Per questo, Parlamento e Governo dovrebbero intervenire, vietando questo balzello.


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