Lavori Pubblici

Appalti centralizzati, Cantone boccia l'Asmel: illegittime le gare gestite per conto di 450 comuni

Mauro Salerno

Per l'Anac la società consortile che raggruppa centinaia di enti locali in tutta Italia non ha i requisiti per svolgere la funzione di centrale di committenza e soggetto aggregatore

Doccia fredda di Cantone sull'Asmel, società consortile nata per aggregare gli appalti dei comuni , in risposta ai nuovi obblighi sulla centralizzazione degli appalti. Per il presidente dell'Autorità Anticorruzione, che ha anche il compito di censire le stazioni appaltanti e tenere l'albo dei soggetti aggregatori, la società non ha i requisiti per svolgere questa funzione. Lo stop alle gare gestite da Asmel è nero su bianco nelladelibera n.32 firmata da Cantone il 30 aprile 2015 e appena diffusa dall'Authority .

Il provvedimento nasce dagli esposti promossi da Anacap, l'associazione nazionale delle aziende concessionarie di accertamento e riscossione dei tributi locali (settore in cui si era da poco proposta anche l'Asmel), Ance, Osservatorio regionale del Piemonte e Confindustria Cuneo. Il documento rappresenta una secca bocciatura dell'operato svolto dalla società, partecipata dal Comune di Caggiano (Salerno), l'associazione Asmel e il consorzio Asmez, nato nel 1994 per l'iniziativa di alcune aziende private. Per Cantone la società non ha i requisiti per svolgere il ruolo di centrale di committenza degli enti locali e neppure «può essere inclusa tra i soggetti aggregatori», introdotti dal Dl 66/2014 con l'obiettivo di qualificare e ridurre la spesa degli enti locali. La società, scrive Cantone, «non può considerarsi legittimata ad espletare attività di intermediazione negli acquisti pubblici, peraltro senza alcun limite territoriale definito». Con la conseguenza che tutte le gare promosse da Asmel sono da considerare illegittime («prive del presupposto di legittimazione»).

Una bocciatura non da poco se si pensa che al momento sono 45 le procedure gestite da Asmel per conto dei comuni aderenti all'iniziativa e che nel corso degli anni le gare promosse per conto dei comuni sono state centinaia. Nella ricostruzione dell'Autorità, solo negli ultimi mesi (tra maggio 2013 e febbraio 2014) Asmel ha gestito 152 gare d'appalto per un valore di 39, 2 milioni. Un servizio offerto ai comuni aderenti (oltre 450 in tutta Italia) a fronte di un canone annuale stabilito in proporzione al numero degli abitanti e a una tariffa di aggiudicazione pari all'1,5% del valore dell'appalto posta però a carico dell'aggiudicatario. gare a cui di recente si è aggiunta anche la stipula di tre convenzioni per la riscossione dei tributi dovuti agli enti locali con Gosaf, Romeo Gestioni e Infotirrena.

Per l'Anac il sistema messo in piedi da Asmel non corrisponderebbe al modello previsto dall'articolo 33, comma 3-bis, del codice degli appalti . In estrema sintesi sono due le obiezioni, confortate anche da un parere dell'Avvocatura dello Stato. La prima riguarda la presenza «seppur indiretta di società private nella compagine consortile». La seconda riguarda l'operatività non circoscritta ad un preciso ambito territoriale, ma «sostanzialmente illimitata», in quanto «lo stesso statuto ammette adesioni successive di enti collocati su tutto il territorio nazionale». Mentre, ricorda l'Autorità «la ratio della normativa in esame è rimasta quella di "centralizzare" attraverso forme di aggregazione in ambito territorialmente circoscritto e definito, per consentire anche la condivisione delle risorse umane e strumentali degli Enti interessati, la razionalizzazione dei centri di spesa, la riduzione dei costi di gestione e il conseguente risparmio di risorse pubbliche». Al contrario, l'Asmel «agisce come un soggetto del tutto autonomo» dagli enti locali aderenti che «conferiscono una sorta di "delega" delle funzioni di committenza, in spregio alle previsioni dell'art. 33».

Il punto ora è capire cosa succederà alle gare gestite da Asmel e giudicate «prive del presupposto di legittimità» da Cantone. Un timbro che rischia di invalidare le decine di gare in corso e gettare un'ombra di regolarità anche sulle procedure già svolte per conto dei comuni che potrebbero essere travolte da un'ondata di ricorsi.


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