Lavori Pubblici

Delega appalti, sciolti i dubbi sulla compatibilità con le norme europee

Giuseppe Latour, Mauro Salerno

La commissione Bilancio martedì licenzierà i suoi pareri dando il via libera al teso base. A seguire i senatori si esprimeranno sui 342 emendamenti

Sciolti i dubbi su tutti i punti controversi, a partire dalla compatibilità di alcuni passaggi con le norme europee. La commissione Bilancio, nella seduta di giovedì mattina, ha finalmente trovato insieme al Governo il bandolo della matassa sulle questioni più delicate del Ddl delega in materia di appalti pubblici. E si prepara a licenziare i suoi pareri: lo farà martedì pomeriggio, quando è atteso il via libera al testo base. A seguire, i senatori si esprimeranno anche sui 342 emendamenti al disegno di legge. Sbloccando, finalmente, le votazioni della commissione Lavori pubblici.

Cosa è successo finora
Riepiloghiamo la vicenda. La quinta commissione, prima di passare agli emendamenti, ha avviato la sua analisi di sostenibilità finanziaria dal testo base della riforma appalti, presentato dai relatori Stefano Esposito e Marco Pagnoncelli. Sono emerse due perplessità. La prima ha riguardato le possibili spese extra derivate dai maggiori poteri dell'Anac e dal potenziamento della banca dati Avcpass. Sul punto il Governo ha spiegato che la clausola di invarianza presente nel testo risolve tutti i problemi. Qui si dice che "in caso di riconoscimento di maggiori oneri in relazione ai decreti legislativi attuativi, questi ultimi potranno essere emanati solo dopo lo stanziamento, per via legislativa, delle occorrenti risorse finanziarie".

Problemi con le norme comunitarie
La seconda perplessità era legata alla compatibilità di due criteri della delega con le norme europee. Si tratta del passaggio che prevede una preferenza per le imprese territorialmente più vicine all'appalto e di quello che impone una clausola sociale negli appalti di servizi, per tutelare i lavoratori. In entrambi i casi, si temono limitazioni alla concorrenza che potrebbero non piacere a Bruxelles. Questa questione è, da subito, sembrata la più delicata, tanto da bloccare il parere per tutta la settimana.

La soluzione del Governo
Il viceministro all'Economia Enrico Morando, nella riunione di giovedì mattina della commissione Bilancio, ha finalmente indicato una possibile soluzione, suggerita dal Dipartimento politiche europee. Ha, anzitutto, spiegato come limitazioni simili siano già presenti in altri ambiti e siano state accettate dall'Unione europea. Quindi, non rappresentano un problema in assoluto. Per blindare il Ddl, però, serve un'aggiunta: l'esecutivo suggerisce di inserire nei due passaggi contestati la clausola "in conformità a quanto stabilito dal dettato europeo". Fugando ogni possibile dubbio. "In questo modo – spiega il senatore Pd, Claudio Broglia – abbiamo risolto tutti i nodi ancora in sospeso".

Il calendario dei pareri
Queste argomentazioni, esposte informalmente da Morando, saranno riportate in un documento del Governo che arriverà martedì mattina in commissione Bilancio. Acquisito questo via libera, la commissione Bilancio potrà procedere oltre. Martedì pomeriggio, allora, si prepara a licenziare il primo parere sul testo base, che chiederà le modifiche esposte finora. A seguire, partirà l'analisi dei 342 emendamenti. La quinta commissione li esaminerà sbloccando, un pezzo alla volta, le votazioni della commissione Lavori pubblici. I primi pareri sono attesi nella giornata di mercoledì, insieme ai primi voti. Per chiudere il lavoro sulla riforma in commissione, comunque, servirà almeno la settimana del 25 maggio.


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