Lavori Pubblici

Appalti pubblici, l'avvocato Ue boccia il caro-ricorsi al Tar: ostacolo alla giustizia

Mauro Salerno

Va bene aumentare l'importo del contributo unificato per scoraggiare il contenzioso. Ma chiedere più volte il pagamento della tassa all'interno dello stesso procedimento è contrario alle regole che tutelano l'accesso alla giustizia

Basta "spremere" le imprese che propongono un ricorso al Tar per contestare l'aggiudicazione di un appalto pubblico. Non c'è nulla di male a perseguire l'obiettivo di ridurre la vocazione tutta italiana al contenzioso negli appalti, innalzando il valore della tassa («contributo unificato») richiesta per presentare un ricorso relativo a un contratto pubblico. Ma non va bene chiedere di pagare più volte il contributo - di valore compreso tra duemila e seimila euro a seconda dell'importo dell'appalto, contro gli ordinari 650 - ogni qual volta si propone una nuova domanda all'interno dello stesso procedimento (l'esempio classico dei motivi aggiunti o del ricorso incidentale).

È la conclusione cui è arrivato l'avvocato Ue nel ricorso promosso davanti alla Corte europea, da parte del Tribunale di Trento per appurare se il valore del contributo unificato previsto per i ricorsi amministrativi nel settore degli appalti sia compatibile con le norme comunitarie che tutelano il diritto di accesso alla giustizia (clicca qui per scaricare il testo integrale ).

La questione
Il caso prende le mosse dal ricorso promosso dalla società Orizzonte Salute contro l'assegnazione di un appalto di servizi infermieristici. Per contestare l'aggiudicazione la società è stata costretta a pagare oltre al «cip» di duemila euro richiesto per presentarsi di fronte al giudice amministrativo, altri seimila euro richiesti per avanzare un ricorso incidentale e due ricorsi per motivi aggiunti. In tutto dunque un esborso di 8mila euro, senza contare le parcelle degli avvocati.

Le conclusioni dell'avvocato
Per l'avvocato Ue, non desta preoccupazione il fatto che l'importo del contributo unificato richiesto per un ricorso relativo agli appalti sia più elevato che negli altri settori amministrativi. «Ci si può aspettare - si legge nelle conclusioni - che le imprese che partecipano all'aggiudicazione di un appalto abbiano sufficienti mezzi economici e finanziari» per eseguire un contratto «di valore pari a 200.000 euro o superiore». Da questo punto di vista, scrive l'avvocato «un tributo giudiziario di 2.000, 4.000 o 6.000 euro, a seconda dei casi, non può costituire un impedimento all'accesso alla giustizia, anche prendendo in considerazione gli onorari di avvocato necessari. Né si può ritenere che sia una restrizione indebita alla concorrenza a svantaggio delle piccole imprese». Dunque sull'importo del contributo unificato nulla quaestio. Sarà elevato, ma può restare così.

Il problema invece riguarda il fatto che il «cip di accesso» sia richiesto a ogni mossa aggiuntiva proposta dai ricorrenti all'interno dello stesso procedimento, diventando «un ostacolo al diritto di accesso alla giustizia come stabilito dall'articolo 47 della Carta». Per l'avvocato questo sistema «può vanificare il ricorso ad un'azione giurisdizionale dal punto di vista economico, anche se persegue effettivamente lo scopo legittimo di coprire i costi dell'amministrazione della giustizia e di scoraggiare le azioni temerarie». Insomma, un'impresa ,dovendo mettere in conto la più che fondata eventualità di dover sborsare qualche migliaio di euro potrebbe rinunciare a proporre un ricorso anche se legittimo. Conclusione: per l'avvocato Ue la richiesta di più contributi unificati all'interno di un procedimento in cui si contesta un'unica procedura di aggiudicazione non è compatibile con le norme europee.

Ovviamente le conclusioni dell'avvocato europeo non rappresentano ancora una sentenza. Per il provvedimento della Corte bisognerà aspettare ancora qualche giorno. Ma va detto che difficilmente i giudici comunitari si discostano dall'orientamento dell'avvocato generale incaricato di istruire la causa.


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