Lavori Pubblici

Corruzione, le linee guida di Cantone per proteggere le «soffiate» dei dipendenti pubblici

Mauro Salerno

Approvato il vademecum sul «whistleblowing» per incoraggiare i dipendenti pubblici a denunciare gli illeciti nell'ambito del rapporto di lavoro

Un recinto protettivo per chi denuncia fatti di corruzione nelle Pa. È quello che ha disegnato l'Autorità nazionale guidata da Raffaele Cantone con l'obiettivo di incentivare le "soffiate" interne agli uffici pubblici. È il tentativo di importare anche in italia il fenomeno anglosassone del «whistleblower», compito non facile come si intuisce dalla stessa difficoltà di trovare una traduzione italiana del termine (letteralmente «soffiatore di fischietto») che non suoni in qualche modo dispregiativa (gola profonda, informatore ecc.).

Il vademecum è contenuto nelle «Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower)» poste in consultazione pubblica dal 24 febbraio al 16 marzo 2015 e ora trasformate nella determinazione n. 6/2015 .

L'obiettivo delle linee guida è offrire agli enti pubblici italiani una disciplina applicativa delle stringate disposizioni di principio introdotte dalla legge n. 190/2012 (cd. "Legge Severino") volte a incoraggiare i dipendenti pubblici a denunciare gli illeciti di cui vengano a conoscenza nell'ambito del rapporto di lavoro, «contemporaneamente garantendo ad essi - che coraggiosamente e con senso civico si espongono in prima persona - la tutela della riservatezza e la protezione contro eventuali forme di ritorsione che si possano verificare sempre in ambito lavorativo».

Segnalazioni riservate, non anonime
Le linee guida suggeriscono la procedura da seguire per il trattamento delle segnalazioni, tenendo conto dell'esigenza di tutelare la riservatezza dei dipendenti che scelgono di esporsi. Va chiarito però che non qui non si parla di segnalazioni anonime. «La ratio della norma è di assicurare la tutela del dipendente, mantenendo riservata la sua identità, solo nel caso di segnalazioni provenienti da dipendenti pubblici individuabili e riconoscibili».

Naturalmente anche le soffiate anonime verranno prese in considerazione, ma solo se «ove queste siano adeguatamente circostanziate e rese con dovizia di particolari, ove cioè siano in grado di far emergere fatti e situazioni relazionandoli a contesti determinati». In ogni caso né la segnalazione all'Anac né quelle al superiore gerarchico o al responsabile per la corruzione sostituiscono la denuncia all'Autorità giudiziaria. E resta ferma anche la disciplina riservata ai pubblici ufficiali e «agli incaricati di pubblico servizio che, in presenza di specifici presupposti, sono gravati da un vero e proprio dovere di riferire senza ritardo anche, ma non solo, fatti di corruzione».

Cosa va segnalato

Tra le condotte illecite oggetto di una segnalazione l'Anac inserisce non solo i fatti di corruzione individuati dal codice penale (articoli 318. 319 e 319-ter), am anche casi di malfunzionamento dell'ente dovuti a fenomeni di abuso di potere o sfruttamento di un ruolo di vertice nell'ambito pubblico a fini privati. «Si pensi, a titolo meramente esemplificativo, ai casi di sprechi, nepotismo, demansionamenti, ripetuto mancato rispetto dei tempi procedimentali, assunzioni non trasparenti, irregolarità contabili, false dichiarazioni, violazione delle norme ambientali e di sicurezza sul lavoro». L'Anac precisa che non vanno segnalate le semplici voci. Insomma il servizio non deve trasformasi in un "sfogatoio". D'altra parte non è necessario che il dipendente sia convinto che il fatto si accaduto davvero: basta che lo ritenga «altamente probabile».

La tutela
L'identità del «whistleblower» non può essere rivelata senza il suo consenso, a meno che la contestazione che ha dato origine al procedimento disciplinare si basi solo sulla "soffiata". In questo caso chi «è sottoposto al procedimento disciplinare può accedere al nominativo del segnalante, anche in assenza del consenso di quest'ultimo, solo se ciò sia "assolutamente indispensabile" per la propria difesa». Inoltre, l'autore della "soffiata" non potrà essere oggetto di provvedimenti disciplinari in qualche modo collegati alla denuncia. Ma non potrà neppure aspettarsi di essere garantito in eterno se riconosciuto colpevole di un reato di calunnia o diffamazione. In questo caso, chiarisce l'Anac, la tutela garantita dalla norme termina all'arrivo di una sentenza sfavorevole da parte di un tribunale, in primo grado.

La procedura
Le segnalazioni, meglio se gestite attraverso procedure informatiche, evitando metodi che comportano «la presenza fisica del segnalante», vanno indirizzate in prima battuta al responsabile per la prevenzione della corruzione dell'ente. A meno che le denunce non riguardino proprio il funzionario che svolge questo ruolo. In questo caso la segnalazione andrà inviata all'Anac.

I precedenti
Alcuni enti (Agenzia delle Entrate, banche, Finmeccanica, alcuni comuni come Milano) si sono già mossi adottando una procedura ad hoc per alimentare il fenomeno e proteggere chi sceglie di segnalare. Ora con le linee guida e la messa a punto di un servizio gestito dall'Anac si conta di aumentare le adesioni.

Più coraggio nelle aziende private
Quanto al settore privato, dove al momento l'attività di whistleblowing ha procedure interne, Cantone ha auspicato che si faccia «una scelta chiara dal punto di vista normativo» nel «prevedere che se c'è una denuncia di fatti illeciti all'interno di un'azienda questa abbia
l'obbligo di fare denuncia all'autorità giudiziaria». Altrimenti, ha detto il presidente Anac intervenendo oggi a un convegno all'università Luiss di Roma «l'impresa spesso non ha motivo di fare emergere la denuncia perchè la sua priorità va alla tutela della propria immagine».


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