Lavori Pubblici

Acqua, entro il 30 aprile i costi ambientali nella tariffa del servizio idrico integrato

Alessandro Mazzei*

Le politiche dei prezzi dell'acqua devono incentivare gli utenti a usare le risorse idriche in modo efficiente, includendo anche i cosiddetti costi ambientali e costi della risorsa

Nel corso del 2014 l'Italia ha stipulato con l'Unione Europea l'accordo di partenariato «CCI 2014IT16M8PA001», accordo che indica, fra l'altro, le condizionalità ex-ante applicabili al nostro Paese per l'erogazione dei Fondi strutturali e di investimento europei. Tra queste condizioni vi è l'impegno dell'Italia a garantire il contributo a carico dei vari settori d'impiego dell'acqua per il recupero dei costi dei servizi idrici conformemente all'articolo 9, paragrafo 1, primo trattino, della direttiva 2000/60/CE, ovvero all'articolo che richiama i costi ambientali e i costi della risorsa idrica.

Per rispettare tale impegno, Il Ministro dell'Ambiente ha recentemente approvato con il decreto n. 39 del 24/02/2015 il «Regolamento recante i criteri per la definizione del costo ambientale e del costo della risorsa per i vari settori di impiego dell'acqua». Tale regolamento contiene i principi che devono essere applicati da tutti i settori che utilizzano la risorsa idrica affinché le politiche dei prezzi dell'acqua incentivino adeguatamente gli utenti a usare le risorse idriche in modo efficiente e, pertanto, includano anche i cosiddetti costi ambientali e costi della risorsa.

Nel campo del servizio idrico integrato, l'Autorità nazionale - l'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI) - ha approvato diversi provvedimenti che indicano come tener conto nelle tariffe praticate all'utenza dei costi ambientali e dei costi della risorsa (indicati con la sigla ERC), a partire proprio dalle tariffe del biennio 2014-2015. L'AEEGSI ha approvato in tal senso diversi provvedimenti, tra cui il cosiddetto Metodo Tariffario Idrico (MTI), la deliberazione 662/2014/R/Idr e la determina DSID 4-2015; con quest'ultima ha stabilito le procedure di raccolta dati ai fini dell'esplicitazione della componente a copertura dei costi ambientali e della risorsa delle tariffe 2015 e stabilito il termine del 30 aprile per gli enti di governo di ambito per trasmettere tali dati. Infatti, la stessa Autorità nazionale ha previsto di pubblicare gli esiti della prima fase di enucleazione dei costi ambientali e della risorsa - come risultanti dall'attività degli enti di ambito - entro il 31 maggio 2015.

L'AEGGSI ha innanzitutto indicato che, per il 2015, gli enti di ambito devono procedere ad enucleare i suddetti costi tra i costi operativi già ricompresi nelle tariffe 2015 ed ha indicato i criteri per quantificarli, specificandoli così:
• costo ambientale: quantificazione del "danno" ambientale, inteso come costo diretto della misura ripristinatoria dello stato ambientale precedente all'utilizzo della risorsa;
• costo della risorsa: equivalenza con la valorizzazione dell'impiego incrementale di una unità in più di risorsa per un certo utilizzo, sottraendo la medesima agli altri usi (costo opportunità).

Per dare attuazione a tali indicazioni, gli enti di ambito dovranno individuare, esclusivamente tra i costi operativi già inclusi in tariffa, quelli riguardanti le attività di progettazione e di realizzazione o completamento degli impianti di depurazione, i canoni di derivazione e sottensione idrica, i contributi alle comunità montane e gli altri costi operativi che possono essere considerati destinati all'attuazione di specifiche misure connesse alla tutela e alla produzione delle risorse idriche o alla riduzione/eliminazione del danno ambientale o finalizzati a contenere o mitigare il costo-opportunità della risorsa.

Fin qui le disposizioni fornite agli enti di governo di ambito da parte dell'AEEGSI. Sicuramente si possono individuare aspetti non ancora sufficientemente chiari o che sono stati deliberatamente rinviati ai provvedimenti che riguarderanno le tariffe dei prossimi anni:
• l'attribuzione alla componente ERC dei costi di capitale del servizio di depurazione;
• la definizione di chiare ed omogenee regole di unbundling per attribuire correttamente i costi alle varie componenti del servizio;
• il trattamento degli ERC in fase di efficientamento dei costi operativi;
• la trattazione sistematica ed organica del tema delle acque meteoriche.

Tutti questi aspetti dovranno essere affrontati nei provvedimenti tariffari che riguarderanno il prossimo periodo regolatorio, in modo da dare una compiuta definizione dei costi ambientali e della risorsa per il servizio idrico integrato.

Ma a questo punto sorge spontanea una domanda: e gli altri usi dell'acqua? Chi definirà le modalità di determinazione dei prezzi dell'acqua per usi industriali o agricoli in modo da garantire che siano inclusi i costi ambientali e della risorsa, così come l'Europa ci chiede? E, soprattutto, chi controllerà la corretta applicazione di tali prezzi? Non scordiamoci, infatti, che gli usi industriali e, soprattutto, quelli agricoli sono di gran lunga prevalenti nel nostro Paese, assorbendo almeno i 3/4 dell'acqua complessivamente prelevata in Italia.

In un recente convegno organizzato dal Ministero dell'Ambiente, un alto dirigente del Ministero dell'Agricoltura ha affermato che il settore agricolo non può farsi carico di includere nei costi dell'acqua le misure ripristinatorie del danno ambientale e il costo opportunità della risorsa, dovendo questi ultimi essere a carico della fiscalità generale (ovvero delle tasse e delle imposte pagate da tutti noi!). Il settore agricolo è sicuramente strategico per il nostro Paese, ma ciò è sufficiente per escluderlo dal rispetto di obblighi comunitari? E poi, il servizio idrico integrato, che garantisce l'acqua potabile e la raccolta e depurazione di tutti gli scarichi per le famiglie e le imprese italiane, non è almeno altrettanto strategico per lo sviluppo socio-economico del nostro Paese?

Seguendo questo bizzarro ragionamento un cittadino italiano, quando consuma un litro di acqua per bere o cucinare deve pagare i costi ambientali e della risorsa generati da tale consumo, mentre non lo deve fare quando compra un pomodoro o una melanzana.

*Direttore generale Autorità idrica toscana

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