Lavori Pubblici

Riforma appalti, due vie per il débat public sulle grandi opere

GIuseppe Latour

Il coinvolgimento dei cittadini sui progetti di infrastrutture è previsto nella legge delega per la riscrittura del codice e in un Ddl ad hoc presentato dal Pd in Senato

Via al dibattito pubblico all'italiana, sul modello del débat public francese, ma con un occhio anche ad altre esperienze, come quella britannica e quella statunitense. Dopo anni di dichiarazioni e buoni propositi, la procedura per coinvolgere le comunità locali in fase di programmazione e progettazione delle opere strategiche potrebbe diventare finalmente realtà. Lo prevede il Ddl delega di riforma degli appalti , che dedica al débat public un passaggio specifico. Ma non solo. Il Pd vuole fare pressione su un problema considerato prioritario. Così, ha già depositato al Senato una proposta di legge che punta a istituire comunque la nuova procedura, indipendentemente dagli esiti della riforma degli appalti.

La proposta Monti
Il dibattito pubblico all'italiana è stato rilanciato nel nostro paese nell'ormai lontano febbraio del 2013, quando il Governo Monti ha approvato un Ddl in Consiglio dei ministri per regolare la partecipazione delle comunità in fase di programmazione e progettazione delle grandi infrastrutture. Quel testo, di fatto, è rimasto lettera morta, dal momento che l'esecutivo lo aveva presentato a legislatura quasi finita e, quindi, senza possibilità di discuterlo nel merito. Negli anni successivi il débat public è stato soprattutto argomento di convegni, ma non è mai tornato esplicitamente nei radar. Fino ad ora: da un lato la delega appalti e, dall'altro, una proposta di legge targata Pd stanno tornando sul tema.

L'esempio francese
Guardando agli esempi stranieri, il riferimento europeo per eccellenza è il modello francese, istituito nel 1995 dalla legge Barnier. La commissione nazionale per il débat public è totalmente indipendente e non ha alcun collegamento con il Governo e il ministero delle Infrastrutture. La procedura transalpina è molto strutturata, con grande flessibilità nell'organizzazione concreta del dibattito. Vi partecipano tutti i possibili stakeholder, organizzati e no, l'esito è puramente consultivo, senza potere decisionale. Secondo le analisi, nell'esperienza francese la riduzione della conflittualità è stata pari a circa l'80 per cento.

I modelli di Gran Bretagna ed Usa
L'altro modello europeo, quello inglese, fondato sul Code of practice on consultation, ha accentuato, con una revisione del luglio 2012, le differenze dal modello francese. Indica principi generali e linee guida di cui tener conto, ma non ha valore legale. Nel dibattito pubblico britannico la tempistica è flessibile, ma comunque breve, ed è compresa tre due a dodici settimane. È un modello generale applicabile a ogni contesto per aumentare la trasparenza e ascoltare l'opinione pubblica, a discrezione dei responsabili. Qualcosa di simile avviene anche negli Stati Uniti, dove è molto diffuso il Public consensus building: l'autorità mediatrice ha il compito di raggiungere comunque il risultato di realizzare l'opera, anche in assenza di un accordo.

La delega appalti
L'esperienza maturata finora e i modelli stranieri sono finiti in uno dei criteri della delega appalti, quello inserito alla lettera gg), che prevede «forme di dibattito pubblico (sul modello del débat public francese) delle comunità locali dei territori interessati dalla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali aventi impatto sull'ambiente o sull'assetto del territorio». Il riferimento al modello transalpino è esplicito, anche se non ci sono indicazioni dettagliate su come sarà strutturata la riforma.

La proposta di legge
Per trovarle, è necessario analizzare una proposta di legge del Pd (firmata da Stefano Esposito, Daniele Borioli e Stefano Vaccari), da poco depositata in Parlamento . Il testo punta a mettere questa riforma su un binario prioritario, al di là dei tempi e degli esiti della delega appalti. Così, viene prevista l'istituzione di una commissione nazionale per la garanzia del dibattito pubblico, che sarà un organismo indipendente composto di sette membri e collocato presso il ministero dell'Ambiente secondo il modello della commissione Via. La procedura sarà applicata alle opere strategiche di importo pari almeno a 100 milioni e con un bacino di utenza non inferiore a 250mila abitanti. Ci sarà la possibilità di allargare la sua portata su richiesta dei proponenti dell'opera o di un consiglio regionale o di più consigli provinciali e comunali. Il Ddl sarà incardinato formalmente martedì. Le commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato si preparano a nominare i relatori.


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