Lavori Pubblici

Riforma del catasto, pressing sul governo di Camera e Senato

M.Fr.

Al convegno di Uppi e Federproprietà i presidenti delle commissioni Finanze di Montecitorio e Palazzo Madama sollecito il governo a scoprire le carte sul nuovo sistema di calcolo dell'imponibile

Parlamento in pressing sul governo per scoprire le carte sulla riforma del catasto. A chiedere di fare presto e scoprire le carte sull'attuazione del disegno di legge delega sul catasto sono stati il senatore Mauro Maria Marino e il deputato Daniele Capezzone, rispettivamente presidenti delle commissioni Finanze di Palazzo Madama e di Montecitorio. I parlamentari, appartenenti a schieramenti opposti, sono però concordi sulla necessità di non lasciare passare altro tempo per definire i pilastri della riforma. L'occasione per ritornare in pressing sul governo è stato il convegno promosso dai piccoli proprietari immobiliari dell'Uppi insieme con Federproprietà. «È importante che il governo faccia presto con l'attuazione della delega - ha detto il senatore Mauro Marino (Pd) - ed è anche importante che ci sia una comunicazione chiara e un dialogo con tutti su questo tema. Siamo ancora a metà del guado, il parlamento attende di potere al più presto discutere le misure attuative che arriveranno dal governo». Sulla stessa linea Daniele Capezzone, che dopo avere rimarcato l'atteggiamento attendista del governo ammonisce sulle conseguenze, viste in un quadro più generale: «Rinviando i tempi di intervento sulla fiscalità immobiliare, il governo rischia di perdere anche il treno della ripresa. Siamo l'unico Paese che ancora non ha ripreso la crescita: il quantitative easing di Draghi, il prezzo del petrolio e il valore del dollaro ci stanno regalando un quadro favorevole ma questo non durerà».

Gabriella Alemanno, vicedirettore dell'Agenzia delle Entrate ha confermato che il governo ha predisposto un decreto attuativo sul calcolo delle , ma che però è ancora fermo al servizio legislativo di Palazzo Chigi. «Il decreto c'è ma è al legislativo e i contenuti non si possono comunicare». Gabriella Alemanno ha anche ribadito che l'attività dell'Agenzia è limitata alla ridefinizione dell'imponibile (valori immobiliari e rendite), seguendo principi di equità, ma che le aliquote da applicare all'imponibile sono altra cosa e spettano alla politica. «Ci saranno 8 categorie catastali e per gli immobili residenziali - ha aggiunto - e in tutto una settantina di categorie per gli immobili non residenziali».

L'esortazione dei parlamentari ha avuto come cornice il coro di voci fortemente preoccupate dei piccoli proprietari di Uppi-Federproprietà. Non è un mistero che le varie associazioni che riuniscono la proprietà edilizia sono concordi nel ritenere che dalla riforma in corso porti all'ennesimo giro di vite sulla fiscalità immobiliare. «Siamo fortemente e seriamente preoccupati - ha detto Gabriele Bruyère, presidente nazionale dell'Uppi - di quello che può uscire da questa riforma sul catasto. La fiscalità immobiliare è già a livelli insostenibili. Ma la cosa più grave è che le famiglie proprietarie di un'abitazione vengono considerate ricche tout court; la casa non è una fonte di reddito ma un costo». Peraltro, come è stato ricordato nel convegno, l'ulteriore inasprimento fiscale non potrà che riverberarsi sugli eventuali affittuari, con conseguente prevedibile aumento degli sfratti. «Non abbiamo certezze e garanzie sulla effettiva e corretta applicazione del principio dell'invarianza di gettito, che in teoria la legge delega assicura, non è chiaro come debba essere applicata - ha attaccato Massimo Anderson, presidente nazionale di Federproprietà -. E la cosa cambia se parliamo di un'invarianza a livello locale o nazionale».

Secondo Guido Castelli, delegato nazionale Anci alla finanza locale, «reimpostando secondo logiche di equità l'impianto catastale dei 63 milioni di immobili presenti sul suolo italiano sarà possibile riqualificare il prelievo fiscale che rappresenta il perno dell'autonomia finanziaria dei comuni. Tutto ciò deve avvenire, ovviamente, nel rispetto più scrupoloso di quella invarianza di gettito che rappresenta un cardine della riforma». Da Castelli è arrivata anche una proposta provocatoria al governo: «Sarebbe giusto che il governo sterilizzasse la riforma per uno o due anni, incassando direttamente i proventi che derivano dall'applicazione delle nuove aliquote, e trasferendo poi ai Comuni le risorse necessarie». Detto in altri termini: se il governo inasprisce la pressione fiscale è anche giusto che se ne attribuisca la responsabilità politica, senza ribaltarla sugli enti locali.

Per niente provocatoria invece la proposta che è arrivata da Torino, illustrata dal suo ideatore e primo sperimentatore, Rocco Curto, docente del Politecnico di Torino. La sperimentazione ha dimostrato che - se veramente si vuole perseguire il principio dell'equità fiscale e il principio dell'invarianza di gettito - basterebbe suddividere in modo più dettagliato le zone censuarie. Passando dalle attuali quattro zone dell'area torinese alle nuove 38 microzone individuate dalla sperimentazione, è stato dimostrato che è possibile raggiungere l'equità fiscale, rispettando l'invarianza di gettito, anche applicando le attuali modalità di calcolo.


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