Lavori Pubblici

Ecoreati, in aula alla Camera il 27 per l'ok finale, ma resta il nodo «airgun»

Giuseppe Latour

La Commissione Giustizia licenzia il Ddl nel testo Senato, ma il governo vorrebbe eliminare la norma che rende reato l'utilizzo della tecnica «airgun» per l'esplorazione dei fondali

Alla fine non è stata cambiata neanche una virgola. La commissione Giustizia della Camera, nel pomeriggio di mercoledì 22 aprile, ha approvato il Ddl sugli ecoreati nel testo licenziato dal Senato . È stata così risolta la questione della pena della reclusione prevista per l'utilizzo dell'airgun (la tecnica di esplorazione dei fondali usata per i giacimenti di petrolio e gas), attualmente presente nella legge ma osteggiata dal Governo. Per adesso, tutto resta com'è.
Ma, al momento del voto finale, programmato a partire dal 27 aprile a Montecitorio, potrebbero esserci altre sorprese.
Lo stesso presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci apre a un accordo: se il Senato calendarizzerà il testo in tempi rapidi per la quarta lettura, potrebbe arrivare una modifica chirurgica.

Il divieto di airgun
Al centro della discussione c'è soprattutto un punto: il reato che punisce l'utilizzo dell'airgun (una tecnica di esplorazione dei fondali), inserito nel corso del passaggio al Senato. Lo stesso premier Matteo Renzi, nei giorni scorsi, si è espresso per la cancellazione di questa fattispecie. Facendo così temere a tutti che per il Ddl sarebbe stata necessaria una quarta lettura parlamentare.
La commissione Giustizia della Camera, investita del problema, ha scelto per il ritiro di tutti gli emendamenti presentati, che hanno così ricevuto parere negativo. Questo significa che il testo andrà in Aula il prossimo 27 aprile nella versione del Senato, ma non che il problema sia completamente risolto. Gli emendamenti che puntano all'abolizione del reato legato all'airgun saranno, infatti, riproposti davanti all'assemblea di Montecitorio, che potrebbe decidere per un colpo a sorpresa.

Realacci: sì a modifiche solo se c'è accordo trasparente
Il presidente Realacci fotografa così la situazione: «E' chiaro che la commissione Giustizia ha espresso una volontà forte di portare a casa il provvedimento così com'è, senza modifiche. Si tratta di una riforma poderosa per il nostro sistema». Quindi, stando così le cose, arriverà l'approvazione senza cambiamenti. «Al momento non sono in campo altre alternative – dice ancora il presidente -. Se, però, il Senato, attraverso la presidenza e i gruppi parlamentari, dovesse garantire in maniera trasparente una calendarizzazione entro due o tre settimane, si potrebbe valutare un accordo con il Governo per una modifica chirurgica solo della parte relativa all'airgun». D'altronde, spiega Realacci, «è vero che questa tecnica ha bisogno di molte accortezze e presenta molti interrogativi, ma la nascita di un reato è un intervento molto forte».

Cosa dice il testo
Saranno comunque le ultime battute per un Ddl, firmato proprio Realacci, che sta chiudendo un percorso parlamentare lunghissimo. È stato, infatti, approvato alla Camera a febbraio del 2014, esattamente un anno fa. Ed è stato oggetto di riunioni continue delle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato per mesi. Dopo un forte rallentamento dei lavori in estate, Palazzo Madama ha approvato un nuovo testo a inizio marzo.

I nuovi reati
Nel merito, le novità del Ddl sono pesanti (si veda il servizio ). Il testo istituisce nuovi delitti contro l'ambiente nel Codice penale: si tratta del disastro ambientale, dell'inquinamento ambientale, del traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, dell'impedimento del controllo. Molto rilevante soprattutto il disastro ambientale, che si verifica quando qualcuno provoca alterazioni irreversibili o particolarmente gravose all'equilibrio dell'ecosistema. Sono previste pene carcerarie che vanno da 5 a 15 anni.

Prescrizione doppia
Un passo fondamentale arriva, soprattutto, sui termini di prescrizione. Il disegno di legge, infatti, prevede il raddoppio dei termini entro i quali i reati ambientali non sono più perseguibili penalmente. Questo significa, concretamente, che dall'approvazione del Ddl molti casi nei quali i colpevoli rischiavano in passato di restare impuniti, proprio a causa dei tempi troppo stretti della legge, in futuro verranno perseguiti dai giudici.


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