Lavori Pubblici

Ddl delega appalti troppo timido sui concorsi di progettazione

Massimo Frontera

Il concorso di progettazione viene citato una sola volta nel testo (che non aggiunge nulla a quanto già previsto nel vigente codice appalti)

Si poteva fare di più e di meglio sui concorsi di progettazione. O per meglio dire: sarebbe bene che sulla promozione della qualità architettonica e la diffusione dei concorsi di progettazione il nuovo codice appalti in discussione ponga più attenzione. Già, perché, il ddl delega - su questo specifico punto - non dice molto di più rispetto a quello che già oggi le regole vigenti prevedono in tema di concorsi di progettazione.

Il ddl delega

Il concorso di progettazione, insieme alla qualità architettonica, compare una sola volta nel ddl delega, inserito al punto che nel testo finale è diventato "gg)" (era il punto "q)" nella versione iniziale): «valorizzazione della fase progettuale negli appalti pubblici e nelle concessioni di lavori, promuovendo anche la qualità architettonica e tecnico-funzionale, anche attraverso lo strumento dei concorsi di progettazione».

Francamente un po' poco per non pensare a un cip che sembra inserito in via incidentale, solo per non far pensare a una dimenticanza. E poi, si tratta comunque di una previsione in cui nulla si specifica sull'opportunità di un ricorso obbligatorio allo strumento del concorso, che è, invece, la strada maestra per intercettare la qualità architettonica. Lasciare il concorso di progettazione alla buona volontà del committente non lascia ben sperare su una larga diffusione della procedura. Ma tant'è.

Cosa dice il codice appalti vigente
Nel "vecchio codice" il concorso di progettazione è disciplinato dall'articolo 91 (comma 5) . Il testo unico appalti prevede che, quando la prestazione riguardi la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico e conservativo, nonché tecnologico, l'amministrazione deve valutare in via prioritaria il concorso di progettazione o il concorso di idee. Se si guarda al numero di concorsi di progettazione o di idee banditi in Italia appare chiaro che la Pa non ha tenuto in gran conto la possibilità. Ed è proprio per questo che il nuovo codice appalti - su questo - dovrebbe fare un passo avanti e non un passo indietro.

Il ddl Zanda sulla qualità architettonica
A prevedere l'obbligo del concorso di progettazione è il disegno di legge sulla qualità architettonica promosso dal capogruppo Pd in Senato, Luigi Zanda , che era - e resta tutt'ora - in discussione a Palazzo Madama (relatore Rosa Maria Di Giorgi, Pd). Il testo, ispirato dalla normativa in vigore in Francia - Paese che, come è noto, promuove molto lo strumento (e i giovani progettisti) - prevede l'obbligo dei concorsi sopra i 100mila euro. Tra i principi fondamentali di cui dovranno tenere conto le Regioni nelle loro leggi c'è il ricorso ai concorsi di progettazione o di idee per scegliere i progetti delle opere pubbliche (con bandi riservati ai giovani).

La proposta di legge di «Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi»
Anche questo giornale si è speso per la diffusione della qualità architettonica. Risale al 2011 la proposta di legge promossa da «Progetti e Concorsi» che è stata presentata in Parlamento e sottoscritta da oltre 140 deputati di vari schieramenti . L'iniziativa - che ha avuto il sostegno anche degli oltre 100 ordini provinciali degli architetti italiani - è stata decisa da questa rivista nella convinzione che una migliore architettura, oltre a rendere questo Paese più bello, sia un contributo a una maggiore trasparenza negli appalti e un antidoto al malaffare.

(articolo aggiornato il 14 gennaio 2016)


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