Lavori Pubblici

Ddl appalti: reazioni positive da Ance e Aniem, più freddi ingegneri e architetti

Giuseppe Latour

Buzzetti (Ance): «Bene il rafforzamento dei poteri dell'Anac» - I progettisti: si poteva fare di più per limitare contratti integrati e general contractor e per stimolare le progettazioni esterne

La riforma degli appalti marcia nella direzione giusta. Imprese di costruzioni e di servizi, società di ingegneria e professionisti giudicano con favore il testo depositato da Stefano Esposito, relatore del Ddl delega presso la commissione Lavori pubblici del Senato.
«Bene il rafforzamento dei poteri dell'Anac» spiega il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti.
Anche se non manca materiale per le prossime fasi di discussione del disegno di legge: quasi tutti gli operatori del settore chiedono altre correzioni. Per il presidente del Cni, Armando Zambrano c'è addirittura da considerare con attenzione il sovraccarico dell'Anac: «Non scarichiamole troppi compiti di gestione, quando dovrebbe occuparsi soprattutto dei controlli».

Ance
«La sensazione complessiva – dice il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti - è buona, soprattutto se partiamo da questo primo elemento, costituito dalle funzioni dell'Anac che mi sembrano molto rafforzate in fase di controllo». Il riferimento è all'elenco dei commissari estratti a sorte.
«In questo modo vengono selezionati soggetti terzi rispetto alle stazioni appaltanti e si riesce a decidere in maniera garantita, come chiediamo da anni».
La grande novità, per Buzzetti, è proprio la maggiore vigilanza nella fase precedente la gara. «L'intervento dell'Anac va benissimo e consentirà di chiudere la stagione delle deroghe e delle procedure speciali. Mi pare si stia lavorando a un sistema più semplice, in grado di funzionare efficacemente per tutte le gare». Positivi anche il riferimento ai meccanismi di soft law e le limitazioni all'in house.

Fise Anip (servizi)
«Il giudizio su questa prima bozza è sicuramente positivo», racconta Lorenzo Mattioli, presidente di Fise Anip, l'associazione nazionale delle imprese di pulizia e servizi integrati. «Dal testo emerge chiaramente che il settore dei servizi ha una sua specificità». Piace che sia stato posto l'accento sul problema del massimo ribasso. «Nel nostro settore ci sono appalti con un'incidenza della manodopera all'80-90%: è impossibile sopportare ribassi del 50 per cento». Nel manifesto del mercato dei servizi, appena promosso dall'associazione insieme da altre cinque sigle del settore, il massimo ribasso è – non a caso - il primo punto.

Ingegneri
«Qualcosa da emendare c'è, anche se il Ddl così com'è va già piuttosto bene», spiega il presidente degli ingegneri Armando Zambrano. «Le nostre richieste sono state accettate, dai limiti del ricorso all'appalto integrato, all'abbassamento dei criteri per le gare di ingegneria, fino alle commissioni giudicatrici dell'Anac» (l'abbassamento dei criteri non è esplicitamente previsto nel testo del ddl delega, ndr).
Un primo dubbio di Zambrano, però, riguarda il fatto che «il sistema di sorteggio dovrebbe riguardare anche i collaudatori». Restano, poi, da promuovere gli affidamenti esterni per i servizi di progettazione della Pa. Infine, Zambrano segnala «qualche preoccupazione sull'eccesso di compiti attribuito all'Anac che dovrebbe meno occuparsi di gestione ma più sul controllo. Si tratta di eccessi che ha fatto notare lo stesso Cantone».

Ingegneri Roma
Carla Cappiello, presidente degli ingegneri di Roma, manifesta le sue preoccupazioni per le regole sulle commissioni giudicatrici: «Gli ordini professionali dovrebbero essere coinvolti nella scelta dei componenti delle commissioni giudicatrici delle gare di appalto, che a quanto scritto nella disposizione dovrebbero essere selezionati da un registro interno ad Anac. Per il loro carattere istituzionale, in un'ottica di trasparenza, gli ordini sono il garante per eccellenza delle competenze dei professionisti. Di concerto con Anac potrebbero essere fissati i criteri per l'istituzione di uno speciale albo interno agli ordini affinché questi ultimi, di volta in volta, possano fornire un elenco di professionisti da sorteggiare. Solo gli ordini possono offrire garanzia di trasparenza, terzietà e competenza».

Oice
«Il giudizio – spiegano dall'Oice, la sigla che riunisce le società di ingegneria - è largamente positivo. Avevamo chiesto di incidere da subito sui poteri dell'Anac e il nuovo testo lo fa, anche attraverso l'albo dei commissari».
Molto positivo il fatto «che l'Anac si occupi dei contratti tipo oltre che delle linee guida». Piacciono, poi, «la valorizzazione della fase progettuale, attraverso i limiti all'appalto integrato, e l'accenno alla banca dati unica per la verifica dei requisiti». La principale perplessità riguarda il fatto che «la delega non tocca l'apparato amministrativo; manca il tema della programmazione e delle funzioni». Sul massimo ribasso «aspettavamo un divieto espresso», mentre bisognerebbe prevedere che il Rup possa avvalersi «dei project manager per gestire le opere più complesse».

Architetti
Chiedono qualche spunto in più anche gli architetti, per bocca del vicepresidente del Consiglio nazionale Rino La Mendola: «Il nuovo testo è migliore rispetto a quello originario ma si può fare certamente di più». Deve, cioè, contenere un richiamo più esplicito alle linee guida dell'Anac sui servizi di progettazione. «L'Autorità è stata illuminante in tante misure per aprire il mercato dei lavori pubblici. E' vero che in una legge delega non si può entrare nel particolare, ma ci saremmo aspettati qualche riferimento all'abbattimento delle barriere di accesso di fatturato e personale degli studi». Stesso discorso per l'appalto integrato. «Servivano qualche sforzo in più. E' chiaro quello che avviene in Italia quando controllore e controllato sono dalla stessa parte».

Aniem
«Finalmente un approccio serio e radicale sugli appalti. Premiare le imprese che rispettano i termini contrattuali e che non fanno del contenzioso una prassi consolidata e che non fanno delle varianti in corso d'opera una strategia aziendale, ci sembra la giusta strada da percorrere».
Sono parole del direttore generale di Aniem, Federico Ruta. «Avevamo chiesto di introdurre maggiori paletti alla legge delega, di dare un'impostazione fortemente innovativa alla riforma e siamo contenti che si stia andando in questa direzione. E' arrivato il momento di dire basta agli interventi di chirurgia estetica che hanno caratterizzato le ultime normative, con la complicità di quei sistemi di rappresentanza che hanno tutto l'interesse a mantenere le cose come sono per preservare condizioni che evidentemente stanno bene ai soliti noti grandi gruppi».
Qualche integrazione potrebbe ancora arrivare: «Con estremo favore vedremmo anche le limitazioni alla legge obiettivo ed all'affidamento al general contractor che tante comprovate disfunzioni hanno arrecato al settore ed al sistema economico nazionale, così come positiva sarebbe l'introduzione di procedure semplificate ad inviti (al posto degli affidamenti in house) per quelle amministrazioni locali che devono appaltare lavori di interesse territoriale».


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