Lavori Pubblici

Meno norme, più poteri all'Anac: Cantone trova una sponda in Parlamento

Giuseppe Latour e Mauro Salerno

L'impostazione proposta dal presidente dell'Anticorruzione piace molto ai parlamentari che, proprio in queste settimane, hanno il compito di lavorare al disegno di legge delega in materia di appalti

Un Codice appalti leggero, puntellato da un sistema regolazione forte, affidato all'Anac. L'impostazione proposta dal presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone piace molto ai parlamentari che, proprio in queste settimane, hanno il compito di lavorare al disegno di legge delega in materia di appalti. La norma, che apre alla riforma del Codice dei contratti, è il trampolino ideale per realizzare le indicazioni dell'Authority, dando finalmente un ruolo di primo piano nel nostro sistema a strumenti come linee guida, circolari e bandi tipo.

Stefano Esposito, relatore del Ddl in commissione Lavori pubblici al Senato, rivendica la comunità di intenti con Cantone sul tema. «L'ho spiegato in audizione con il presidente Anac qualche settimana fa. Il tema dei bandi tipo, degli elenchi di commissari e delle linee guida è per noi un elemento centrale ». Resta da capire come attuarlo materialmente. «Sarà contenuto nella delega, dobbiamo solo studiare un modo per inserirlo in maniera circoscritta, senza aprire ad eccessi in fase di attuazione». Esposito, in questa fase, ha soprattutto un dubbio. «Ci stiamo chiedendo cosa accadrebbe se la stazione appaltante dovesse seguire tutte le indicazioni del bando tipo, delle linee guida e delle circolari ma, alla fine, dovesse comunque subire i richiami della magistratura. Chi ne risponderebbe?». Qualche dubbio, invece, c'è sulla possibilità di rafforzare le sanzioni dell'Anac. «In linea di principio sono d'accordo e sono un grande sostenitore di Cantone e della sua permanenza all'Autorità, ma non vorrei che si finisse con il caricare tutte le responsabilità sulle sue spalle».

«In Inghilterra le norme sugli appalti non superano i 100 articoli in Francia non si va oltre i 300. Da noi siamo oltre i 600 tra codice e regolamento - dice il senatore Pd Raffaele Ranucci -. È certo che bisogna andare verso un snellimento delle norme, con un contestuale rafforzamento della cogenza degli atti di regolazione dell'Authority, Noi vogliamo scriverlo nella legge delega che stiamo discutendo proprio in questi giorni». Nella delega rientrerà anche il dèbat public alla francese sulle grandi opere. «Un modo per andare oltre la legge obiettivo», aggiunge Ranucci. Che all'Anac vuole anche affidare il compito di tenere un albo nazionale di commissari di gara, come più volte proposto dai costruttori dell'Ance e dallo stesso Cantone.

Viaggia sulla stessa lunghezza d'onda di Cantone Ermete Realacci, presidente dell commissione Lavori pubblici della Camera che riceverà in eredità l'esame della legge delega oggi a Palazzo Madama. «Il codice eutrofico, modificato più di 600 volte dal 2007 è da dimenticare», dice Realacci. Che condivide anche il giudizio liquidatorio sulla legge obiettivo. «Quella norma ha fallito - spiega - e lo abbiamo dimostrato proprio alla camera dove è stato presentato lo studio che dimostra che solo l'8% di quel faraonico programma è stato realizzato». Ora è tempi do ridurre le priorità. «L'aveva detto già Lupi - sottolinea il deputato Pd -, proponendo una lista di 60 opere di Serie A. Ma sono ancora troppe. Soprattutto è il caso di rivedere l'elenco delle priorità che contiene opere di scarso interesse generale e altro interesse particolare come dimostrano le inchieste dei magistrati. Orte-Mestre, Tirrenica, Roma-Latina, ferrovie: si impone una verifica».

«Sono molto d'accordo con l'impostazione di Cantone», spiega Enrico Borghi (Pd), deputato della commissione Ambiente della Camera. «Proprio per questo sono molto preoccupato dell'impostazione di fondo del Ddl delega uscito dal ministero. Porta Pia si attribuisce delle funzioni che dovrebbero andare alla regolazione e, quindi, all'Anac». Nella redazione del nuovo Codice bisogna evitare sbagli commessi in passato. «Dobbiamo stare attenti a non commettere l'errore della Merloni, pensando di risolvere il problema della corruzione con la complicazione. Gli operatori hanno bisogno di leggi applicabili e, quindi, semplici. Se approveremo un sistema di regole confuso e ridondante, a prosperare saranno solo quelli che vogliono commettere atti illeciti». Quindi, va bene integrare le regole del Codice con l'intervento del soft law:«"O abbiamo creato il sistema delle Authority per non sfruttarlo, oppure dobbiamo andare verso il sistema regolatorio, regolamentare, facendo tornare il ministero a fare quello che da troppo tempo non fa, cioè scelte strategiche e politiche». Questa nuova impostazione dovrebbe fare parte del Dna del nuovo ministro. «Speriamo che il cambio in arrivo vada in questa direzione».


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