Lavori Pubblici

Cantone: legge obiettivo da buttare, meno norme per gli appalti- 10 proposte per ripartire - Bandi tipo, vigilanza: le armi (spuntate) dell'Anac - Più poteri a Cantone: in Parlamento tutti d'accordo

Giorgio Santilli, all'interno articoli di Mauro Salerno, Giuseppe Latour, Massimo Frontera

A mio avviso la legge obiettivo è da buttare. Non solo in termini di corruzione ma anche di risultati e di realizzazioni

«La legislazione in materia di appalti è certamente ridondante e viene spesso modificata senza un disegno organico: anche per questo oggi crea incertezze fra stazioni appaltanti e imprese. Con la riforma del codice degli appalti e il recepimento delle direttive Ue abbiamo l'occasione storica per semplificare la disciplina legislativa e regolamentare. In questo quadro penso possa essere utile un rafforzamento dei poteri regolatori a condizione, però, che siano affidati a un'Authority indipendente».

Risponde in questo modo Raffaele Cantone, da undici mesi presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, quando gli si chiede cosa pensi delle proposte che stanno circolando in questi giorni (a partire dal «decalogo anticorruzione» pubblicato dal Sole 24 Ore il 19 marzo) di una forte semplificazione della disciplina sugli appalti pubblici bilanciata da un potenziamento dei poteri di regolazione dell'Authority anticorruzione. Cantone avalla questa ipotesi e chiarisce quali potrebbero essere i poteri di regolazione dell'Anac da potenziare. Al tempo stesso mette qualche "paletto" perché la soluzione funzioni e consenta effettivamente una svolta a un settore che in questo momento non funziona. «Non solo in termini di corruzione, ma anche di risultati e di realizzazione delle opere, come dimostra, per esempio, la legge obiettivo». Una legge - chiosa Cantone - «che a mio avviso è da buttare».

Ma cosa significa potere di regolazione? Significa l'uso di strumenti di soft law come i bandi-tipo e le linee-guida che interpretano le norme legislative e regolamentari, inserendole in un quadro coerente, ma gli danno al tempo stesso un contenuto immediatamente operativo per amministrazioni e imprese. «Noi non abbiamo soluzione salvifiche, ma possiamo costruire un sistema di regole che dia coerenza ed efficienza al settore e aiuti amministrazioni e imprese che vogliano rispettare le regole». Le linee-guida consentono di fare normative molto specifiche che limitano la discrezionalità di chi deve operare.

I poteri regolatori dell'Autorità vengono già sperimentati anche in altre aree della disciplina degli appalti. «Un'esigenza che è molto sentita soprattutto dalle imprese - dice Cantone - è quella di cercare strade alternative a quelle dei tribunali per risolvere il contenzioso con le amministrazioni. Il nostro pre-contenzioso è un sistema che consente in molti casi di evitare il ricorso vero e proprio al Tribunale e facilita un accordo sulla base di un nostro parere: è un'esperienza che sta funzionando bene». Cantone crede nel potenziamento di questo strumento, tanto è che l'Autorità è partita applicandolo solo alla fase di gara e ora lo ha esteso anche alla fase di esecuzione del contratto, per esempio su temi "centrali" come riserve e varianti. «I numeri ci danno ragione e dobbiamo rafforzare questa strada».

Ma cosa manca all'Autorità per svolgere al meglio la funzione regolatoria? «Lo spirito della nostra azione non è certamente punitivo, come a volte temono imprese e amministrazioni, però penso che sarebbe necessario dare all'Autorità un apparato sanzionatorio adeguato, con la possibilità di applicare sanzioni di tipo amministrativo a chi non si adeguasse alle nostre indicazioni». Quello di non avere un atteggiamento punitivo è un punto su cui Cantone batte. «Era un timore - dice ancora - che era stato paventato anche con la disciplina dei commissariamenti. Poi credo si sia visto che la nostra funzione è stata positiva e che le opere oggetto di commissariamento sono andate avanti, nel rispetto del cronoprogramma».


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