Lavori Pubblici

Collegato ambientale, il dissesto idrogeologico entra nell'edilizia privata

Giuseppe Latour

Il disegno di legge in discussione al Senato muove gli ultimi passi verso l'approvazione: per le bonifiche arriva una nuova disciplina

La materia del dissesto idrogeologico entra nelle procedure di edilizia privata. Mentre, sul fronte delle bonifiche, arriva una nuova disciplina che consentirà di realizzare transazioni per chiudere le pendenze aperte con i soggetti responsabili dell'inquinamento. Sono le due novità più importanti vicine al varo nell'ambito del collegato ambientale, il disegno di legge in discussione al Senato che, nei prossimi giorni, si prepara a muovere i suoi ultimi passi verso l'approvazione definitiva. Nel primo caso, la messa in sicurezza del territorio diventerà un elemento da considerare per il rilascio di permessi di costruire, Dia e per le variazioni dei progetti approvati. Nel secondo caso, si punta ad accelerare il risanamento fermo in molti siti da anni: il Governo sta lavorando a una norma che chiuda le pendenze aperte attraverso una serie di transazioni.

Il caso di Pieve Vergonte
Quest'ultimo emendamento parte dalle vertenze legate a Syndial, società del gruppo Eni, l'ex Enichem, nell'area di Pieve Vergonte, in Piemonte. Spiega il relatore del provvedimento, Stefano Vaccari (Pd): "Ho presentato una proposta di modifica che nasce da un'esigenza specifica di quel territorio ad avere una tutela in tempi certi. C'è già una sentenza di primo grado e un appello in corso che rischia di insabbiarsi, così pensiamo che sia il caso di percorrere altre strade". Queste altre strade dovrebbero confluire nel nuovo articolo 22 bis del disegno di legge. In pratica, anziché aspettare i lunghissimi tempi della giustizia, si punta direttamente a un accordo transattivo con gli enti territoriali e il ministero dell'Ambiente, per accelerare le bonifiche dei siti. Grazie a questo caso specifico si punta a creare una regola generale.

La nuova norma
La modifica al Codice ambiente (Dlgs n. 152/2006), nel dettaglio, prevede che "il soggetto nei cui confronti il ministero dell'Ambiente ha avviato le procedure di bonifica e di riparazione del danno ambientale di Siti inquinati di interesse nazionale" può formulare "una proposta transattiva". Questa proposta dovrà individuare "gli interventi di riparazione primaria, complementare e compensativa", indicando i relativi tempi, conterrà "una liquidazione del danno mediante una valutazione economica", corredata da garanzie finanziarie, e dovrà prevedere "un piano di monitoraggio e controllo qualora all'impossibilità della riparazione primaria corrisponda un inquinamento residuo". Insomma, anziché passare dal tribunale, si punta a un accordo economico nell'ambito della bonifica.

Il ministero dell'Ambiente, con proprio decreto, "dichiara ricevibile la proposta di transazione" e apre la strada a una Conferenza di servizi "alla quale partecipano la Regione e gli enti locali territorialmente coinvolti, che acquisisce il parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra)". La Conferenza si pronuncia "entro centottanta giorni dalla convocazione", approvando, respingendo o modificando la proposta. "Le determinazioni assunte all'esito della conferenza sostituiscono a tutti gli effetti ogni atto decisorio" e, così, si arriva alla transazione. In caso di inadempimento del contratto, poi, il ministero potrà intervenire e chiedere la sua risoluzione.

Gli interventi sul Dpr n. 380/2001
Sul fronte dei lavori privati arrivano diverse modifiche al Dpr n. 380/2001, il Testo unico dell'edilizia. Il riferimento al dissesto idrogeologico viene, anzitutto, inserito nelle definizioni generali del decreto. E, a seguire, in una lunga serie di norme nelle quali bisognerà considerare, tra i diversi elementi, anche la messa in sicurezza del territorio. Lo sportello unico per l'edilizia acquisirà, tra le altre cose, anche il parere delle autorità preposte a vigilare sul dissesto. In caso di rilascio del permesso di costruire la formazione del silenzio assenso sarà impossibile nel caso in cui sussistano vincoli di assetto idrogeologico. Di questi vincoli, poi, bisognerà tenere conto anche in fase di rilascio della Dia.

Per le opere realizzate senza permesso di costruire, dovrà esserci sempre la demolizione nel caso in cui ci siano interessi di messa in sicurezza del territorio. Un riferimento viene inserito anche nella parte dedicata alle attività di edilizia libera e alle variazioni ai progetti approvati. Infine, arriva anche una modifica alla legge n. 241 del 1990 sui procedimenti amministrativi: la formazione del silenzio assenso viene esplicitamente esclusa nel caso in cui siano in ballo atti e procedimenti che riguardano la tutela del dissesto idrogeologico.


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