Lavori Pubblici

L'analisi: sul piano contro il dissesto decisivo il nodo-progetti

Giorgio Santilli

C' è un problema tipicamente italiano che spiega molti dei nostri problemi nella gestione del territorio e nella realizzazione di grandi e piccole opere

C' è un problema tipicamente italiano che spiega molti dei nostri problemi nella gestione del territorio e nella realizzazione di grandi e piccole opere. È la carenza progettuale, l'assenza di un serio parco progetti. Di più: è la sottovalutazione della progettazione come elemento decisivo di buona riuscita, di certezza di costi e tempi, di partecipazione democratica a qualunque processo di trasformazione territoriale. Le analisi nazionali e internazionali evidenziano questa nostra criticità: il progetto.

Non sorprende che - come successo con le grandi opere della legge obiettivo, con gli interventi del "piano città", con i più recenti piani per l'edilizia scolastica - anche per il piano di dissesto idrogeologico, finalmente priorità politica esplicitata dal governo, la progettazione costituisca il nodo irrisolto che tutto rallenta. E manda a fondo le buone intenzioni di far partire il piano nazionale settennale già nel 2015. Se va bene, slitterà al 2016 perché enti locali e Regioni non hanno progetti nei cassetti (parliamo di interventi annunciati da anni) . Per far partire i progetti bisogna avere le risorse finanziarie e per far partire le opere servono i progetti: un circolo vizioso che si può spezzare con un fondo progettazione che il governo ha finalmente creato. È la via giusta, ma 100 milioni non bastano neanche a cominciare.




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