Lavori Pubblici

Scelta tra vecchi e nuovi minimi, per gli ingegneri meglio il vecchio regime

Giuseppe Latour

Le simulazioni pubblicate dal Centro studi del Consiglio nazionale. Aliquote e deducibilità dei costi producono un risultato chiaro: per i redditi bassi conviene sempre optare per il vecchio regime

Il vecchio regime dei minimi, appena resuscitato dal Milleproroghe, vince nettamente il confronto con il nuovo, introdotto dalla legge di Stabilità 2015. È questo il risultato delle simulazioni pubblicate dal Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri. Le aliquote più vantaggiose e il diverso sistema di deducibilità dei costi producono un risultato chiaro: per i redditi bassi conviene sempre optare per il vecchio regime.

Il confronto nasce dal Milleproroghe, il decreto n. 192/2014, convertito dalla legge n. 11/2015 : qui è stato previsto, tra le varie misure, il ripristino per tutto il 2015 del vecchio regime dei contribuenti minimi. Quindi, coloro che apriranno la partita Iva nell'anno in corso e con un fatturato fino a 30mila euro potranno godere di un sistema impositivo con una aliquota al 5% per un periodo di cinque anni e comunque al massimo fino al compimento dei 35 anni di età. Questo sistema sarà alternativo a quello introdotto dalla legge di stabilità 2015, applicabile su un fatturato massimo di 15mila euro, con una aliquota del 10% nei primi tre anni di attività e del 15% per gli anni successivi.

Le simulazioni
Su questa difficile scelta sono intervenuti gli ingegneri: il Centro studi del Consiglio nazionale è andato a verificare quale tra le due alternative è più conveniente, attraverso una serie di simulazioni. Ne è emersa chiaramente la maggiore convenienza del vecchio regime dei minimi, oggi prorogato, rispetto al nuovo regime. «Nelle simulazioni – spiegano dal Centro studi - si è tenuto conto di molteplici soglie di reddito e livelli di costo (che impattano ovviamente nella determinazione dell'imponibile). In particolare, si sono considerate situazioni in cui un ingegnere libero professionista abbia costi per soli 200 euro, per 1.000 euro, per 2.000 euro, per 3.000 euro, per 4.000 euro e per 5.000 euro. In tutti i casi, anche considerando livelli molto bassi di costi deducibili, il vecchio regime dei minimi, attualmente prorogato fino alla fine del 2015, risulta sempre più conveniente del nuovo regime».

Perché conviene il vecchio sistema
La maggiore convenienza del precedente regime è spiegata da due fattori: l'aliquota più bassa (5%) praticata nel vecchio regime rispetto al nuovo, e la deduzione dei costi, che ha generalmente un impatto maggiore nel vecchio regime rispetto al nuovo. In quest'ultimo – va ricordato - l'imponibile è calcolato sul 78% del reddito annuo e con un abbattimento dell'imponibile al 22%. Anche se il nuovo regime fosse esteso a redditi superiori a 15mila euro, allora, il vecchio regime dei minimi resterebbe sempre più conveniente, nella maggioranza dei casi, rispetto al nuovo.

Zambrano: abolire il nuovo regime
«Con il decreto Milleproroghe ed il ripristino, seppure temporaneo, del vecchio regime dei minimi – afferma Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri – il Governo ha riconosciuto di avere commesso un errore di valutazione, che avrebbe fortemente penalizzato una generazione di giovani liberi professionisti oggi ai limiti della possibilità di intraprendere un lavoro e di mantenerlo. L'obiettivo di qualunque provvedimento di politica economica, in questo momento così difficile per il Paese, deve essere di favorire i lavoratori in ogni modo e non di penalizzarli attraverso norme che sono sempre peggiori di quelle precedenti».

L'obiettivo, allora, è lavorare perché il sistema varato dalla legge di stabilità possa essere accantonato definitivamente. Questo regime, conclude il presidente, «per i redditi più bassi delle partite Iva è peggiore del precedente regime dei minimi, occorre ammetterlo. I primi segnali di pur debole ripresa dell'economia a cui stiamo assistendo attualmente vanno colti e non soffocati, attraverso una politica economica oculata, che dia spazio a tutti i lavoratori, inclusi i liberi professionisti ed in particolare alle professioni tecniche».


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