Lavori Pubblici

Liberi professionisti: no alle gare sul prezzo e all'appalto integrato

Giuseppe Latour

Audizioni sul Ddl delega per la riforma del Codice appalti - I piccoli comuni criticano l'accorpamento degli enti appaltanti - Asmel: «Gare elettroniche come misura anti-corruzione»

Rivedere da zero le regole approvate finora sulle centrali di committenza. Dare una forte spinta alle gare elettroniche. Qualificare meglio le amministrazioni. E ripensare le modalità di aggiudicazione delle gare di progettazione. Sono i quattro spunti più significativi arrivati da una nuova mattinata di audizioni sul Ddl delega in materia di appalti, presso la commissione Lavori pubblici del Senato. La fase di discussione del testo nel merito ormai si avvicina a grandi passi.

Fondazione architetti e ingegneri iscritti a Inarcassa
Sulla progettazione si sono concentrati i rappresentanti della Fondazione architetti e ingegneri iscritti a Inarcassa. «E' sbagliato che l'appalto di ingegneria sia assimilato a un appalto di lavori pubblici, perché nel primo c'è alla base un'idea, un pensiero, un processo intellettuale». Il tema è quello della qualità del progetto, "Noi non contrastiamo la concorrenza, ma la concorrenza deve essere fatta nei servizi di architettura e ingegneria sulla qualità e non sul prezzo. In Germania, per fare un esempio, il prezzo non entra tra gli elementi di selezione negli appalti di architettura e ingegneria". A questo si somma la questione dell'allargamento del mercato. "Noi ingegneri e architetti liberi professionisti siamo molti, chiediamo che nella riscrittura della norma ci sia un'attenzione particolare per il sottosoglia e un alleggerimento dei requisiti che vengono richiesti per accedere alle gare, anche a favore dei giovani". Bisogna, infine, ridurre il perimetro dell'appalto integrato. "Questa procedura, di fatto, espelle il professionista, confonde i ruoli con l'impresa e non garantisce che ciascuno faccia veramente il proprio dovere".

Associazione nazionale piccoli Comuni
Dall'associazione dei piccoli Comuni italiani (Anpci) è arrivato, invece, un affondo sullle centrali di committenza. "L'obbligo di utilizzare solo le centrali di committenza, in base alle regole recentemente prorogate, ha messo in grande difficoltà i piccoli Comuni. Soprattutto perché, per tutti gli appalti fino ai 40mila euro, i Comuni fino a 10mila abitanti non possono più appaltare i lavori o affidare i servizi direttamente. Questo ci mette tutti in grande difficoltà". Anche per acquisti minimi bisogna passare dai soggetti aggregatori. "Penso al caso classico dell'acquisto di una matita". Allora, la nuova versione del Codice dovrà correggere questo passaggio. "Bisogna togliere queste limitazioni". A corredo di questo, il dimagrimento del numero di stazioni appaltanti andrà pensato in maniera realistica. "E' assurda la riduzione a 35 stazioni appaltanti, si tratta di un'indicazione che ha fatto solo una confusione enorme".

Asmel
L'associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli enti locali (Asmel) ha approvato, invece, l'impianto del disegno di legge, per come è arrivato al Senato. "Condividiamo pienamente il testo attualmente in discussione, soprattutto per quanto riguarda il divieto di imporre regole più pesanti rispetto all'Europa, ma proponiamo un riferimento più forte: non bisogna abolire solo il Codice ma anche il relativo regolamento attuativo". Un capitolo ampio delle nuove norme, in linea con le direttive europee, andrà dedicato alle gare elettroniche. "La centralizzazione della committenza trova un sistema di regole molto preciso nelle norme europee: queste mettono al centro l'obbligo di utilizzo di piattaforme elettroniche, che sono più utili di mille norme anticorruzione. L'Italia nel 2001 è stata la prima a regolare le gare nel settore ma poi lo ha abbandonato. Dobbiamo recuperare il tempo perduto".

Assinform
Anche l'associazione delle imprese di information technology (Assinform) ha, anzitutto, manifestato apprezzamento complessivo sugli obiettivi del disegno di legge. Per rendere più funzionale la nuova normativa, però, servono degli interventi. A partire "dalla riduzione degli oneri procedurali nelle fasi di gara, anche attraverso la semplificazione delle modalità di accertamento, la dematerializzazione degli adempimenti e l'accesso da parte delle stazioni appaltanti alle banche dati degli enti certificanti e degli enti di controllo". Le aggiudicazioni devono arrivare "entro tempi certi e rapidi e possibilmente predefiniti". E le stazioni appaltanti devono rispettare "parametri di qualità ed efficienza" e "prassi extragiudiziali di riduzione del contenzioso". Infine, bisogna introdurre criteri reputazionali, "che prevedano di considerare i comportamenti anche delle stazioni appaltanti".


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