Lavori Pubblici

Ecoreati, sì del Senato: nuovi delitti ambientali e obbligo di bonifica

Giuseppe Latour

Si va ora verso l'ok definitivo alla Camera - Debuttano il disastro e l'inquinamento ambientale, previste riduzioni di pena per chi bonifica prima del processo o collabora con i giudici

I delitti ambientali si preparano a entrare nel Codice italiano. È questo l'effetto più rilevante del disegno di legge sugli ecoreati, appena approvato dall'Aula al Senato, dopo un'attesa di circa un anno. Manca ancora il passaggio alla Camera per il via libera definitivo, ma cominciano a prendere forma alcune novità molto importanti, come la nascita della nuova fattispecie di disastro ambientale, la possibilità di abbattere le sanzioni attraverso il ravvedimento operoso e, soprattutto, il raddoppio dei termini di prescrizione per tutti i casi che rientrano in questa materia.

Il percorso parlamentare
Il testo, che porta la firma del presidente della commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, sta chiudendo un percorso parlamentare molto lungo. È stato, infatti, approvato alla Camera a febbraio del 2014, esattamente un anno fa. Ed è stato oggetto di riunioni continue delle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato per mesi, a partire da marzo scorso. Dopo un forte rallentamento dei lavori in estate, Palazzo Madama ha finalmente portato a casa la sua approvazione. Dopo che le commissioni hanno chiuso l'esame il 26 gennaio, l'Aula del Senato ha lavorato alla sua approvazione dall'inizio di febbraio.

Nuovi reati nel Codice Penale: il disastro ambientale
Nel merito, le novità del Ddl sono pesanti. Il testo istituisce nuovi delitti contro l'ambiente nel Codice penale: si tratta del disastro ambientale, dell'inquinamento ambientale, del traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, dell'impedimento del controllo.
Molto rilevante soprattutto il disastro ambientale, che si verifica quando qualcuno provoca alterazioni irreversibili o particolarmente gravose all'equilibrio dell'ecosistema. Sono previste pene carcerarie che vanno da 5 a 15 anni. Se il delitto viene commesso in un'area protetta o sottoposta a vincoli o, ancora, a danno di specie animali e vegetali protette, le sanzioni saranno più gravi.

Inquinamento ambientale e impedimento di controllo
Commetterà il reato di inquinamento ambientale chiunque causi compromissioni o deterioramenti durevoli nel tempo dell'ecosistema o della biodiversità (anche agraria) oltre che dello stato dell'acqua, dell'aria o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo. La reclusione, in questi casi, va da due a sei anni e le multe da 10mila a 100mila euro. Anche in questo caso sono previste circostante aggravanti quando il reato è commesso in aree protette.

Importante anche il reato di impedimento del controllo, pensato per chiunque neghi, ostacoli l'accesso o impedisca i controlli ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro: la reclusione va da sei mesi a tre anni.

Completa il quadro il delitto di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività (reclusione da due a sei anni e multa da 10mila a 50mila euro). In tutti i casi è previsto un appesantimento delle pene quando il reato viene commesso in forma associativa.

Altri reati
Nel passaggio al Senato sono state inserite due nuove ipotesi, limitrofe a quelle principali. Chiunque, per le attività di ricerca e di ispezione del fondali marini finalizzate alla coltivazione di idrocarburi, utilizza la tecnica dell'air gun, o altre tecniche esplosive è punito con la reclusione da uno a tre anni. Inoltre, chiunque, essendovi obbligato per legge, per ordine del giudice ovvero di un autorità pubblica, non provvede alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi è punito, con la pena della reclusione da uno a quattro anni e con la multa da 20mila a 80mila euro.

Ravvedimento operoso
Oltre alle sanzioni, però, pesa lo spirito della norma, pensata per tutelare i luoghi esistenti. In questo senso si muove il cosiddetto ravvedimento operoso: beneficia di una riduzione della pena dalla metà ai due terzi chi, prima dell'apertura del dibattimento di primo grado (ma dopo, dunque, che è stato scoperto e indagato), si adopera per evitare «che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori», o «provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi».
C'è, invece, la diminuzione da un terzo sino alla metà «quando aiuta concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella ricostruzione del fatto, nell'individuazione degli autori o nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti».

Il ripristino dei luoghi
Seguendo lo stesso principio, il Ddl stabilisce che, quando pronuncia sentenza di condanna o di applicazione della pena, su richiesta delle parti il giudice "ordina il recupero e, ove tecnicamente possibile, il ripristino dello stato dei luoghi, ponendone l'esecuzione a carico del condannato". In altre parole, il sistema non bada più soltanto alla sanzione, ma anche alla tutela dell'ambiente, puntando a riparare i danni.

Prescrizione doppia
Altro passo fondamentale arriva sui termini di prescrizione. Il disegno di legge, infatti, prevede il raddoppio dei termini entro i quali i reati ambientali non sono più perseguibili penalmente. Questo significa, concretamente, che da adesso molti casi nei quali i colpevoli rischiavano in passato di restare impuniti, proprio a causa dei tempi troppo stretti della legge, in futuro verranno perseguiti dai giudici. Legambiente, proprio in questi giorni, ha elencato ben sedici processi già prescritti o a rischio prescrizione con gli attuali termini. Tra questi c'è il recentissimo caso Eternit, nel quale la Cassazione ha annullato i risarcimenti alle vittime, spiegando che il reato era andato in prescrizione addirittura prima ancora del rinvio a giudizio degli imputati.


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