Lavori Pubblici

In Italia migliaia di beni culturali a rischio frana e alluvione

In tutta Italia sono quasi 14mila i beni culturali archeologici ed architettonici esposti a rischio frana, 28.483 quelli esposti ad alluvioni con tempo di ritorno fino a 200 anni e 39.025 quelli esposti ad alluvioni rare ma di estrema intensità con tempo di ritorno fino a 500 anni. Mentre nella sola Roma, i beni culturali di composizione calcarea (architettonici, archeologici, statue e fontane) compresi nella Carta del rischio del patrimonio culturale sono circa 3600, più altri 60 con composizione bronzea. Sono alcuni dei dati resi noti dall'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e dall' Iscr (Istituto superiore per la conservazione ed il restauro), che hanno illustrato i loro 15 anni di attività congiunta.

Due, ad oggi, i filoni di ricerca sviluppati all'interno del Protocollo d'intesa: la valutazione degli effetti dell'inquinamento atmosferico e di altri fattori di pressioni antropici sui monumenti e il dissesto idrogeologico e beni culturali. «Negli ultimi decenni - spiegano Ispra e Iscr - il degrado dei materiali esposti all'aperto ha subito un'accelerazione e in generale é stato registrato un incremento della velocità con cui alcuni processi, coinvolti nel degrado, evolvono nel tempo; l'inquinamento atmosferico é risultato un fattore di pressione determinante per le superfici dei monumenti esposti all'aperto.

Dalle elaborazioni emerge che, relativamente alle alluvioni, a Roma i beni culturali immobili esposti a rischio idraulico con tempo di ritorno fino a 500 anni sono 2.204: l'area inondata comprenderebbe anche il centro storico (piazza Navona, piazza del Popolo, Pantheon). Nel comune di Firenze, i beni immobili esposti a rischio idraulico con tempo di ritorno fino a 200 anni risultano 1.145, tra cui la Basilica di Santa Croce, la Biblioteca Nazionale, il Battistero e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Per quanto riguarda le frane, numerosi sono i borghi storici interessati da fenomeni di dissesto, quali ad esempio Volterra (con il crollo di una porzione delle mura medievali nel 2014), Civita di Bagnoregio e Certaldo.


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