Lavori Pubblici

Ddl concorrenza: immobili, scoppia la guerra notai-avvocati

Giuseppe Latour

Il Ddl concorrenza assegna agli avvocati le competenze su immobili non abitativi fini a 100mila euro, sottraendole ai notai

È guerra tra avvocati e notai per le competenze in materia di immobili. Il Ddl concorrenza, da poco approvato dal Consiglio dei ministri, consegna ai primi nuove prerogative in materia di unità come box e magazzini sotto i 100mila euro di valore catastale. E le toglie, ovviamente, ai secondi che attaccano a testa bassa. Così, al di là delle polemiche in punta di diritto, la questione assomiglia sempre di più a uno scambio di accuse reciproche.

Al centro della contesa c'èl'articolo 29 del disegno di legge, che affronta la questione del passaggio di proprietà di beni immobili ad uso non abitativo . Il testo, nello specifico, si occupa degli «atti e le dichiarazioni aventi ad oggetto la cessione o la donazione di beni immobili adibiti ad uso non abitativo» o «la modificazione di diritti sui medesimi beni». La semplificazione non riguarda tutti i casi, ma solo gli immobili di «valore catastale non superiore a 100mila euro». Quando è necessaria «l'autenticazione della relativa sottoscrizione», essa non dovrà passare per forza dal notaio. Si tratta di un cambiamento importante, perché acquirenti e venditori, nelle transazioni che riguardano questi beni, potranno rivolgersi anche ad un'altra tipologia di professionista: gli avvocati abilitati al patrocinio, purché siano muniti di polizza assicurativa pari almeno al valore del bene dichiarato nell'atto.

Il Consiglio nazionale notariato ha accolto la novità con toni durissimi. «Con il disegno di legge sulla concorrenza, il sistema Paese, e in particolare le fasce più deboli dei cittadini, saranno esposte a forti rischi di criminalità, abusi e frodi con un grave danno economico e sociale». Le modifiche del Ddl porteranno «ad una inevitabile rarefazione delle verifiche in materia di antiriciclaggio (oggi il 91% delle segnalazioni delle professioni provengono da notai), minando l'affidabilità dei pubblici registri». Il pericolo è di replicare quanto accaduto negli Stati Uniti, dove "le frodi identitarie e ipotecarie" hanno portato alla crisi dei mutui subprime. Addirittura, un hashtag su twitter (#rottamalatutela ) sta provando a far decollare la polemica.
E gli avvocati, punti nel vivo, hanno risposto all'affondo. Il Coordinamento degli ordini forensi e delle unioni regionali degli avvocati «contesta tali affermazioni, in quanto al pari dei notai gli avvocati hanno la medesima cultura della legalità, e possono assicurare, al pari dei notai professionalità, trasparenza alle transazioni immobiliari e tutelare le parti da eventuali vizi e, come i notai, sono soggetti alle disposizioni antiriciclaggio». L'affermazione per cui senza il controllo notarile non si avranno uguali tutele è «del tutto ingiustificabile e offensiva». La professione forense, «al contrario di quanto affermato dal Consiglio nazionale del notariato è quotidianamente impegnata nell'affermazione della legalità». La palla, adesso, è nelle mani del Parlamento, che dovrà decidere se e come modificare il testo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA