Lavori Pubblici

Cantone: compensi certi (e limitati) per i commissari delle imprese sotto inchiesta

Mauro Salerno

Mancano parametri univoci per definire i compensi degli amministratori delle imprese commissariate, il presidente Anac li chiede con una lettera inviata ai ministri Orlando (Giustizia), Padoan (Economia), Guidi (Sviluppo economico) e Boschi (Rapporti con il Parlamento)

Definire parametri univoci per i commissari chiamati a gestire gli appalti finiti al centro di inchieste giudiziarie. Lo chiede il numero uno dell'Anticorruzione Raffaele Cantone, con una lettera inviata ai ministri Orlando (Giustizia), Padoan (Economia), Guidi (Sviluppo economico) e Boschi (Rapporti con il parlamento) .

Nella lettera Cantone ricorda che la misura del commissariamento, introdotta in estate dal decreto legge 90/2014 , è già stata usata in diverse occasioni, dall'Expo al Mose, e non solo per grandi opere. Il punto è che manca ancora il decreto, previsto dal Dlgs 14/2010, con le modalità di calcolo degli amministratori giudiziari.

Il rischio, scrive Cantone «è che le prefetture procedano a quantificazioni sensibilmente differenti anche per appalti simili che fanno capo ad imprese che operano nel medesimo settore». Di qui la richiesta di una norma ad hoc, utile «anche a limitare i compensi» dei commissari, tenendo conto che la loro attività ha per oggetto un solo segmento e non tutta l'attività di impresa. E che, non va dimenticato, i compensi sono a carico delle imprese e che alle medesime sono sottratti anche gli utili del contratto e della concessione, essendo previsto il loro accantonamento in un fondo».

«Tale esigenza - conclude il presidente dell'Anac - acquista un rilievo particolare ove si consideri che l'intento perseguito dal legislatore è quello di circoscrivere il più possibile l'intervento dell'autorità amministrativa, in modo da soddisfare l'interesse pubblico alla esecuzione del contratto, senza che la libertà di impresa ne risulti particolarmente compressa».


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