Lavori Pubblici

Split payment sotto i fari di Bruxelles: già chiesti chiarimenti al governo

Giuseppe Latour

Il Commissario agli Affari economici Pierre Moscovici risponde alla denuncia dei costruttori di Cuneo: nelle prossime settimane la decisione su deroga o blocco della misura

Lo split payment è sotto osservazione della Commissione europea, che nelle prossime settimane deciderà se stopparlo. È quanto spiega una lettera appena inviata dagli uffici del commissario agli Affari economici Pierre Moscovici all'Ance di Cuneo, che nei giorni scorsi aveva protestato a Bruxelles, chiedendo che le autorità comunitarie congelassero il nuovo meccanismo, andato in vigore il primo gennaio 2015, in base al quale la pubblica amministrazione versa ai suoi fornitori l'Iva direttamente nelle casse dell'Erario, senza passare dalle normali fatture.

Tutto parte da unalettera del presidente dell'Ance Cuneo, Filippo Monge all'indirizzo di Moscovici (clicca qui per leggere l'intervista al presidente ). Qui si chiedeva l'intervento della Commissione, basandosi su una violazione del diritto comunitario. «Nonostante – si leggeva - la versione originaria della legge di stabilità subordinasse l'efficacia della misura al rilascio di apposita autorizzazione da parte del Consiglio dell'Unione europea, un emendamento predisposto dal governo ha anticipato l'efficacia della misura, che è effettivamente entrata in vigore e produce effetti dal primo gennaio 2015. Questo fattore desta non poche perplessità sul piano della compatibilità con il diritto comunitario».

Gli uffici di Moscovici hanno risposto con unalettera datata 24 febbraio a Monge , spiegando: «Nella sua lettera lei fa riferimento alla possibile applicazione di un sistema nel quale le autorità pubbliche verserebbero l'Iva per beni e servizi a loro forniti su un conto speciale («split payment») e esprime le sue preoccupazioni al riguardo». Il dossier non è nuovo a Bruxelles che, anzi, lo sta già analizzando da diverse settimane, prima di dargli via libera. «Le confermo – dice ancora la missiva - che la Commissione ha ricevuto di recente una domanda di deroga sulla base dell'articolo 395 della direttiva 2006/112/CE (direttiva Iva) concernente questa semplificazione».

Si tratta dell'articolo che stabilisce come «il Consiglio, deliberando all'unanimità̀ su proposta della Commissione, può autorizzare ogni Stato membro ad introdurre misure speciali di deroga alla presente direttiva, allo scopo di semplificare la riscossione dell'imposta o di evitare talune evasioni o elusioni fiscali». Queste misure, però, «non devono influire, se non in misura trascurabile, sull'importo complessivo delle entrate fiscali dello Stato membro riscosso allo stadio del consumo finale». Il primo dubbio, nel caso dello split payment italiano, è che non è stata richiesta l'autorizzazione preventiva (la novità è in vigore da inizio 2015). Inoltre, la misura potrebbe incidere in maniera significativa sul livello delle entrate Iva.

L'articolo 395 fissa una procedura perché venga richiesta l'autorizzazione. Entro due mesi la Commissione può chiedere chiarimenti allo Stato membro. E questo è già avvenuto. «Tale domanda, per la quale la Commissione ha contattato le autorità italiane, è attualmente in corso di ulteriore esame e deliberazione». Il prossimo passaggio, non appena saranno stati raccolti tutti gli elementi necessari a decidere, è informare gli altri paesi membri (oltre, ovviamente, all'Italia) proponendo una deroga o bloccando tutto. «Le assicuro che la Commissione osserva attentamente gli eventi recenti nonché i possibili sviluppi». E, a breve, si pronuncerà.


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