Lavori Pubblici

Soggetti aggregatori, ecco chi sono i primi 15 candidati al «club dei 35»

Massimo Frontera

La lista diffusa da Itaca, la struttura tecnica delle Regioni in materia di appalti, che chiede anche di consentire la gestione delle gare di lavori

Le regioni hanno in gran parte già designato le centrali acquisti destinati a fare ingresso nel "club" dei 35 soggetti aggregatori previsti dal decreto legge n.66/2014 per la concentrazione della domanda pubblica di beni e servizi. Sono infatti già 15 le strutture esistenti a livello regionale che sono state individuate dalla regioni e candidate a fare ingresso nella lista dei 35 soggetti aggregatori.
La mappa è contenuta in un documento approvato lo scorso 19 febbraio dalla conferenza delle Regioni . Il testo ha prevalentemente un carattere illustrativo e ricognitivo delle norme sugli acquisti di beni, servizi e forniture; ma indica anche alcune proposte di modifica normativa in vista dell'ulteriore evoluzione tracciata dal governo appunto con l'istituzione dei soggetti aggregatori.
Oltre a fornire istruzioni operative sulle scelte ad oggi a disposizione di Regioni ed enti locali per l'appalto di servizi, lavori e forniture, il documento propone infatti aggiustamenti all'attuale quadro normativo, giudicato disorganico e non coordinato. Aspetti peraltro emersi anche dalla recente inchiesta pubblicata su «Edilizia e Territorio» . Inchiesta che evidenzia inoltre come nel settore dei lavori non ci sia stato - né è prevedibile che possa verificarsi - una significativa concentrazione di stazioni appaltanti.

Soggetti aggregatori/1, vanno coinvolti anche nelle gare di lavori
Due le proposte principali elaborate dalle Regioni. La prima consiste nel coinvolgere i soggetti aggregatori regionali anche nella gestione degli appalti pubblici di lavori, oltre che delle gare di beni e servizi. «In questo complicato quadro il decreto-legge n. 66 del 2014 nel disciplinare le attività dei soggetti aggregatori - si legge nel documento delle regioni - fa essenzialmente riferimento all'acquisizione di beni e servizi, ma questo non preclude ai soggetti aggregatori, laddove previsto negli atti istitutivi tra le proprie competenze, di procedere anche all'affidamento di lavori per gli enti locali del proprio territorio, in relazione anche all'operato di alcuni organismi regionali già esistenti. A tali fini, sarebbe quindi opportuno prevedere la necessità della stipula di un'apposita convenzione – in analogia agli accordi già oggi richiamati all'articolo 33, comma 3-bis del codice dei contratti pubblici – per consentire ai soggetti aggregatori di programmare adeguatamente le proprie attività e poter così rispondere efficientemente alla domanda proveniente dalle amministrazioni del proprio territorio».

Soggetti aggregatori/2, no alle società a scopo di lucro
C'è poi l'allarme lanciato dalle Regioni sulla possibilità che tra i 35 soggetti aggregatori possano candidarsi ed essere accolte organizzazioni o società di matrice privata con evidente scopo di lucro. Su questo le regioni chiedono di mettere dei paletti per evitare che ciò sia possibile, per preservare in pieno la funzione di servizio pubblico all'architettura della centralizzazione. «In relazione agli ulteriori soggetti che possono richiedere l'iscrizione all'elenco, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha tuttavia segnalato, con forza, il rischio del coinvolgimento, tra gli "altri soggetti aggregatori", di soggetti privati: le Regioni hanno infatti posto in luce, con preoccupazione, la concreta possibilità di ammettere nell'elenco degli aggregatori anche soggetti aventi governance e finalità di tipo privatistico e lucrativo, che – tenuto conto della lacuna normativa contenuta nel decreto legge n. 66 del 2014 – potrebbero teoricamente candidarsi a svolgere l'attività di centrali di committenza per le amministrazioni pubbliche».

Acquisti centralizzati, la guida delle Regioni Soggetti aggregatori, le prime 15 centrali acquisti candidate dalle Regioni


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