Lavori Pubblici

Gli scarti della demolizione? Ora sono rifiuti pericolosi

Giuseppe Latour

È allarme sulle nuove norme - più severe - per la classificazione delle sostanze di scarto, in vigore dal 18 febbraio

La nuova classificazione dei rifiuti, in vigore dal 18 febbraio, rischia di creare gravi difficoltà alle imprese. I residui di costruzioni e demolizioni, infatti, andranno trattati come sostanze pericolose e smaltiti di conseguenza. Con un notevole aggravio a carico delle aziende. Così, a poche ore dall'entrata in vigore del nuovo sistema, le associazioni di categoria sono già in allarme e chiedono correzioni. Anche perché, tra qualche mese, arriveranno le nuove norme europee, destinate a cambiare tutto, ancora una volta.

La novità è che, a partire dal 18 febbraio, sono entrate in vigore le nuove regole sulla classificazione dei rifiuti, introdotte dal decreto legge n. 91/2014, che ha modificato l'allegato D alla parte quarta del Codice ambiente. Al di là delle questioni tecniche, per effetto di questo cambiamento, molti rifiuti che prima venivano considerati non pericolosi, adesso passano nella categoria più a rischio, con conseguenze pesanti dal punto di vista delle operazioni di smaltimento. In sostanza, una serie di prodotti e sostanze che prima venivano considerati pericolosi solo in alcune ipotesi, adesso diventano sempre pericolosi. In caso di trattamento scorretto, le sanzioni vengono appesantite in modo durissimo. E questo riguarda molto da vicino l'edilizia: tutti i rifiuti da costruzione e demolizione, infatti, diventano pericolosi, per effetto di questo nuovo regime.

Così, a poche ore dall'avvio della novità, le associazioni di categoria cominciano a muoversi. I primi dubbi arrivano dall'Ance: «Le modifiche – spiegano i costruttori - stabiliscono una nuova disciplina per l'attribuzione dei codici europei ai rifiuti, la quale però desta forti perplessità, soprattutto per gli adempimenti tecnici richiesti alle imprese per lo smaltimento o il recupero dei rifiuti». A rendere ancora più complessa la situazione, poi, c'è il fatto che le nuove norme sono destinate «ad operare fino al 31 maggio 2015, infatti dal primo giugno 2015 entrano in vigore le nuove disposizioni europee, sempre in materia di classificazione dei rifiuti», che prevalgono sulle normative nazionali difformi e che scardinano tutti i principi attualmente in vigore.

Ancora più netta la posizione di Aniem, secondo la quale «questo provvedimento non va nella giusta direzione, perché per le piccole e medie imprese è un ulteriore aggravio amministrativo ed economico». Il motivo è che «la classificazione dei rifiuti pericolosi dovrebbe tener conto della tipologia di lavorazione: in tal senso una impresa che produce rifiuti ad oggi classificati come pericolosi (olii esausti) è ad esempio assoggettata al Sistri anche solo per 1 kg di rifiuti stoccati». Quindi, «non è sufficiente definire e catalogare i rifiuti nelle due grandi aree pericolosi e non», bisogna invece «recepire la classificazione sulle sostanze e preparati pericolosi, per la definizione di diversi regimi amministrativi e di controllo sui rifiuti». Senza contare che le nove norme comportano «maggiori oneri per le aziende che da oggi, se vogliono essere dentro le regole, devono rispettare quanto disposto dal Dl 91/2014 ovviamente avendo incombente il fantasma delle sanzioni per errata attribuzione dei codici».


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