Lavori Pubblici

Ancona, Bologna, Firenze, Roma: a trattativa privata oltre il 90% dei lavori

Mauro Salerno

Indagine di Cantone sulle procedure negoziate esplose negli ultimi quattro anni. Nella metà delle grandi città si supera l'80 per cento. La media nazionale è 60 per cento: tutti i dati

Concorrenza e mercato slogan buoni per i convegni. Come scoprono a ondate le inchieste della magistratura, da Mafia Capitale in giù, le opere pubbliche delle grandi città sono un affare da risolvere tra pochi intimi a trattativa privata. Lo dimostranoi dati dell'indagine compiuta dall'Autorit√† Anticorruzione sul ricorso alla procedura negoziata nei comuni capoluogo di regione . Risultati choc, parzialmente anticipati dal presidente dell'Anac Raffaele Cantone, nel corso dell'audizione tenuta di fronte alla commissione lavori pubblici del Senato sul progetto di riforma degli appalti .

In alcuni comuni la percentuale di lavori assegnati senza passare da un gara formale, ma attraverso un semplice scouting di mercato con l'invito rivolto a 5-10 operatori, raggiunge quasi il 100 per cento. Accade ad Ancona (97,88%), a Bologna (95,5%), a Firenze (94,4%) e Roma (91,15%). I numeri sono relativi alla percentuale di lavori affidati a trattativa privata tra il 2011 e il 2014. Cioè dopo l'entrata in vigore delle norma (prevista dal decreto Sviluppo varato dal Governo Berlusconi, con Altero Matteoli a capo del ministero delle Infrastrutture) che ha raddoppiato, da 500mila a un milione di euro, la soglia sotto la quale è diventato possibile aggirare i paletti imposti dall'obbligo di bandire una gara formale. Non è un caso, dunque, che come rileva la stessa Autorità, in questa fase i numeri siano esplosi.

A parte le quattro città citate, percentuali molto alte di cantieri affidati imboccando la scorciatoia dell'informalità si trovano anche a Venezia (86,97%), Potenza (83,3%) e Perugia (79,59%). Mentre stanno ampiamente sotto la media, risultando meno allergici alle gare, Milano (38,49%), Torino (18,95%) e anche Napoli (29,37%).

In tutti i casi però il ricorso alla trattativa privata è schizzato nell'ultimo periodo. Ad Ancona, si è arrivati a quasi al 98% partendo dal 71,43% rilevato nella media dei quattro anni precedenti (2007-2010). A Bologna si è passati dal 28,2 al 95,5 per cento. E anche a Firenze (ora al 94,4% e dove l'attuale premier ha ricoperto l'incarico di sindaco da giugno 2009 fino a marzo 2014) quattro anni prima ci si fermava al 28,5%. Meno accentuato, ma comunque notevole, il balzo rilevato all'ombra del Campidoglio (dal 62,2 al 91,15%).

Fin qui i lavori. L'indagine prende però in considerazione tutti i tipi di appalto affidati dai comuni capoluogo, dunque anche servizi e forniture. L'universo di riferimento sono tutti i contratti di importo superiore a 40mila euro rilevati dalla banca dati in servizio presso l'Anac. Sotto questa soglia indagare non serve: l'incarico può essere assegnato sulla fiducia, senza neppure bisogno di inviti, dai funzionari comunali con il ruolo di responsabile del procedimento.

Su questa base la graduatoria cambia. E anche Milano (virtuosa sui lavori) sale all'83,3% dei contratti senza gara. Ai piani alti della classifica si confermano Firenze (87,2%), Bologna (84,5%), Roma (86,5%), Perugia (86,4%).

«Per circa la metà dei comuni oggetto di indagine la percentuale del numero complessivo di appalti affidati nel periodo di riferimento con procedura negoziata è superiore all'80% degli appalti complessivi», si legge nel dossier. Un dato che corrisponde a più di un terzo della spesa sostenuta per l'esecuzione di lavori e l'approvvigionamento di servizi». Non è bassa neppure la media nazionale che si attesta al 60 per cento.

Preso atto delle tendenze, Cantone ha deciso di prendere carta e penna per scrivere ai sindaci. «Una lettera garbata», ha detto il numero uno dell'Anac, per renderli edotti di quello che accade sotto i loro occhi. «Non significa che c'è per forza corruzione - ha spiegato il numero 1 dell'Anticorruzione - ma è un segnale di allarme. Spesso questo tipo di fenomeni sfuggono alla politica. Vogliamo che siano consapevoli di quello che abbiamo trovato semplicemente consultando la nostra banca dati». Anche perché, ha ricordato ieri, «soprattutto in alcune aree del paese, dire che si può affidare l'appalto sulla base di un invito rivolto a cinque operatori significa quasi di sicuro che c'è un imprenditore che risponde all'invito portando con sé altre quattro offerte». Farlocche, inutile sottolinearlo.


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