Lavori Pubblici

Direttiva appalti, Confindustria: «Ddl in ritardo, il Parlamento acceleri»

Giuseppe Latour

Il Dg Marcella Panucci sul recepimento delle norme Ue: «Puntare su semplificazioni, stop alla logica del prezzo più basso»

"Siamo molto preoccupati, il termine per recepire le direttive si avvicina e siamo ancora indietro". Il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci venerdì mattina, nel corso di un convegno a Roma, ha fatto il punto sullo stato del disegno di legge delega di recepimento delle direttive europee in materia di appalti. E, al di là dei temi di merito, ha sottolineato come, in questa fase, ci sia un forte problema di tempi. Il testo, infatti, è fermo presso la commissione Lavori pubblici del Senato, dove da settimane avanza lentamente, ancora impantanato nella fase di audizioni. La chiusura del primo passaggio è ancora molto lontana. Poi si dovrà andare alla Camera, dove sono attese altre modifiche. Chiusa la delega, si aprirà il percorso di scrittura del decreto legislativo, che prenderà diversi mesi.

Parlamento e Governo facciano uno sforzo
Tutto questo iter spaventa Confindustria: "Aprile 2016, il termine entro il quale andranno recepite le direttive, è vicino", ha detto Panucci. "E' opportuno che il Parlamento dia un'accelerata ai suoi lavori e, allo stesso modo, chiediamo uno sforzo al Governo". L'esecutivo, addirittura, ha auspicato di approvare il decreto delegato entro la fine del 2015. Ma, visto l'andamento dei lavori parlamentari, le previsioni dicono che, nella migliore delle ipotesi, il Ddl delega sarà chiuso all'inizio dell'estate, lasciando pochi spazi alla scrittura del nuovo Codice appalti. Gli uffici di Palazzo Chigi e quelli del ministero delle Infrastrutture, per rimediare a questa situazione, stanno già lavorando a una bozza di massima del decreto.

Promuovere l'offerta di qualità
Al di là dei tempi, Panucci ha anche indicato alcune priorità di merito, che potrebbero dare alla riforma un carattere di spinta per la crescita, aiutando il paese a sfruttare tutto il suo potenziale. Su tutte, la necessità di utilizzare la riforma per promuovere una maggiore qualità delle imprese che lavorano con la pubblica amministrazione. "Dobbiamo abbandonare la logica del prezzo più basso. I risultati della stagione del massimo ribasso sono sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo invece privilegiare l'elemento qualitativo di chi firma contratti con la Pa: in questo modo è possibile spingere le imprese a migliorare la loro offerta".

Semplificare il sistema
L'altro tema decisivo è quello della semplificazione. "Il settore degli appalti è notoriamente uno dei più ostili a chi vuole fare impresa: ha un tasso di oneri elevatissimo. Per questo, semplificare è essenziale. E' chiaro che non potremo arrivare al modello tedesco, dove c'è un Codice composto da poche decine di articoli, ma dobbiamo puntare a ridurre le procedure, eliminando tutte le fasi inutili, per accelerare i processi di selezione dei contraenti".

Passo indietro sull'in house
Su alcuni punti, però, anche le direttive andranno recepite con cautela. Il direttore generale cita due passaggi. "Sull'in house registriamo che c'è stato un grande passo indietro della Commissione. E' un punto che andrebbe affrontato diversamente". C'è anche una questione legata all'organizzazione della Pa. "C'è una carenza di programmazione e progettazione. Anche se si tratta di un tema che potrà essere affrontato solo in parte con il recepimento della direttiva appalti".


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