Lavori Pubblici

Tar Calabria: il vincitore è da risarcire se la Pa cambia il bando

Francesco Clemente

I giudici hanno condannato un Comune a risarcire un'azienda che si era rifiutata di firmare un contratto di appalto per un servizio di formazione professionale poiché l'ente, al momento della sottoscrizione ordinata da due sentenze amministrative, aveva modificato la prima versione del contratto stesso

Se prima di aggiudicare l'appalto la Pa cambia le norme con cui esso è stato bandito, l'impresa vincitrice ha diritto al risarcimento dei danni per responsabilità precontrattuale. Tali danni, in generale, equivalgono ai costi sostenuti confidando in buona fede nella sua stipula. A precisarlo è il Tar di Reggio Calabria nella sentenza n. 94/2015, depositata dalla Prima sezione il 23 gennaio scorso.

I giudici hanno condannato un Comune a risarcire un'azienda che si era rifiutata di firmare un contratto di appalto per un servizio di formazione professionale poiché l'ente, al momento della sottoscrizione ordinata da due sentenze amministrative, aveva modificato la prima versione del contratto stesso. In particolare, la nuova versione aveva previsto sistemi di finanziamento diversi rispetto a quelli del bando, violando i principi di buona fede fissati in materia dal Codice civile (articolo 1337, intitolato «Trattative e responsabilità precontrattuale»).

Il Comune, infatti, aveva accertato l'indisponibilità della copertura iniziale prevista da fondi europei e aveva poi stabilito in autotutela una nuova fonte di finanziamento con fondi propri, ma con clausole di pagamento mutate. Secondo il collegio, la pubblica amministrazione deve risarcire l'aggiudicataria delle spese sostenute per le organizzare il servizio (nel caso in questione, attrezzature informatiche e arredi), poiché «nelle trattative precontrattuali costituite dallo svolgimento di una gara d'appalto indetta dalla pubblica amministrazione, rientrano nel danno emergente e nei limiti del cosiddetto interesse negativo quei costi che l'imprenditore aggiudicatario definitivo abbia sostenuto confidando in buona fede nell'imminente sottoscrizione del contratto, al fine della sua diligente esecuzione, per approvvigionamenti di materiali e forniture corrispondenti a quelli previsti nel progetto a base di gara».

Quando però, come in questo caso, i beni acquistati aumentano il patrimonio aziendale, il Tar afferma che serve «tenere conto del necessario bilanciamento tra il depauperamento monetario (scaturente dai costi vivi d'acquisto) e l'arricchimento patrimoniale dei beni aziendali insito nel possesso delle attrezzature acquistate e nella loro idoneità (anche astratta o potenziale) ad assolvere alle utilità proprie dell'impresa oltre le specifiche prestazioni dedotte nel contratto poi non sottoscritto»


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