Lavori Pubblici

Opere anti-dissesto senza progetti, al via un fondo da 200 milioni

Giuseppe Latour

L'Unità di missione guidata da Erasmo D'Angelis annuncia un fondo ad hoc per evitare ritard nella realizzazione del piano

Un fondo per la progettazione degli interventi di difesa del suolo da 200 milioni di euro, reso necessario dal fatto che molte Regioni, soprattutto al Sud, non hanno gli elaborati da mandare in gara. E' questo il nuovo strumento al quale sta lavorando l'unità di missione per il dissesto idrogeologico, secondo quanto ha reso noto il suo responsabile Erasmo D'Angelis, nel corso di un convegno organizzato a Roma dall'Anbi, l'associazione nazionale dei consorzi di bonifica. Il denaro sarà pescato nelle pieghe del Fondo di sviluppo e coesione e potrebbe passare da una modifica al collegato ambientale, in discussione al Senato.

Il problema nasce da un ritardo grave dei governatori. Lo spiega così D'Angelis: "Abbiamo chiesto alle Regioni di inviarci un elenco di interventi prioritari per la messa in sicurezza del territorio". Sono così arrivate sui tavoli di Palazzo Chigi 7mila segnalazioni, per un valore di circa 20 miliardi. "La scoperta imbarazzante è stata che, nel 90% dei casi, non c'erano dei progetti ma soltanto dei titoli o, al massimo, degli studi di fattibilità". Questo vuol dire che non è possibile mandare in gara molti di quegli interventi. "I 500 sui quali abbiamo già i progetti valgono circa 1,2 miliardi di euro e li manderemo al prossimo Cipe". Per gli altri 6.500 servono strade alternative.

La soluzione individuata da Palazzo Chigi passa da un fondo per la progettazione, dal valore di circa 200 milioni di euro. Sarà finanziato grazie al Fondo di sviluppo e coesione: non è chiaro se si farà ricorso a residui di risorse vecchie da spendere nel corso del 2015 o a risorse nuove, relative alla programmazione 2014-2020. La struttura dello strumento è allo studio: si stanno vagliando due alternative. Potrebbe, infatti, bastare una delibera Cipe per metterlo in moto. Se dovesse servire una legge, andrebbe a finire nel collegato ambientale, attualmente in discussione alla commissione Ambiente del Senato.

Una parte delle risorse per le progettazione verrà impegnata dal Governo e una parte dovrà essere investita dalle Regioni. In questo modo sarà possibile aumentare la lista degli interventi cantierabili, riducendo in maniera consistente l'elenco dei 6.500 titoli sui tavoli dell'unità di missione. Le amministrazioni più in ritardo, in questa fase, sono quelle del Sud: soprattutto Calabria e Campania si trovano, di fatto, ad avere risorse che non potranno spendere a causa dei ritardi nella progettazione.

D'Angelis, però, ha anche richiamato le Regioni a non peggiorare la loro situazione nei prossimi mesi. "L'ho detto chiaramente alla Calabria: i governatori devono riprodurre le leggi di amministrazioni come la Liguria, la Toscana e la Puglia che hanno completamente vietato qualsiasi costruzione su aree a rischio idrogeologico. La difesa del suolo parte da una buona urbanistica e le Regioni possono dare una grossa mano in questo senso".
I consorzi di bonifica, dal canto loro, richiamano l'attenzione sugli investimenti che sarebbero necessari nelle aree di loro competenza: si tratta di 3.335 interventi per un importo totale di 8,4 miliardi di euro. Sono manutenzioni straordinarie, sistemazioni e regolazioni idrauliche, opere di ripristino. La Regione più interessata è il Veneto (circa 1,8 miliardi di euro), seguita dall'Emilia Romagna e dal Piemonte (circa 1 miliardo) e da Friuli Venezia Giulia e Campania (circa 800 milioni).


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