Lavori Pubblici

Centrali di committenza verso il rinvio: i comuni chiedono modifiche

Giuseppe Latour

La partita ruota attorno ad alcuni emendamenti al Milleproroghe già depositati in commissione Ambiente a Montecitorio. L'ipotesi è far slittare tutto di sei mesi, portando l'obbligo per i lavori al 2016

La norma sulle centrali di committenza viaggia a grandi passi verso l'ennesimo rinvio. Dopo il parere della commissione Ambiente della Camera, arriva anche la presa di posizione dell'Anci: i Comuni sono usciti allo scoperto e hanno appena chiesto modifiche alle regole del Codice appalti sulle centrali per le piccole amministrazioni. La partita ruota attorno ad alcuni emendamenti al Milleproroghe già depositati in commissione Ambiente a Montecitorio. L'ipotesi è far slittare tutto di sei mesi, portando l'obbligo per i lavori al 2016.

La richiesta dell'associazione dei Comuni fa parte di un elenco più ampio di modifiche da inserire nel Milleproroghe (Dl n. 192/2014), in fase di conversione alla Camera. Tra queste, compare la "revisione della norma sulle centrali uniche di committenza per l'acquisto di beni e servizi". In base all'articolo 33, comma 3 bis del Codice appalti i Comuni non capoluogo devono procedere alle gare tramite centrali di committenza o consorziandosi: per i servizi e le forniture l'obbligo è scattato dal primo gennaio, per i lavori si partirà dal primo luglio.

Almeno in teoria, perché pochi giorni fa i deputati hanno riammesso un emendamento (originariamente accantonato), firmato tra gli altri da Mauro Guerra, parlamentare del Pd e responsabile dei piccoli Comuni dell'Anci: qui si chiede di rinviare la parte relativa ai beni e servizi al primo luglio 2015 e quella relativa ai lavori al primo gennaio 2016. Insomma, rispetto alla versione attuale si rimandano tutte le scadenze di sei mesi.

Nella sua nota, l'associazione dei Comuni non chiede esplicitamente il rinvio. Ma esprime "forte preoccupazione" per le difficoltà amministrative "legate ai processi di aggregazione, in particolare dei Comuni non capoluogo di provincia che potrebbero determinare uno stato di paralisi del mercato". Nello specifico, "si fa riferimento alla problematica maggiormente sentita di non consentire ai comuni fino a 10mila abitanti, acquisti in autonomia, per importi al di sotto di 40mila euro, nonché agli interventi di somma urgenza". In alcuni casi bisognerebbe essere flessibili, consentendo ai sindaci di intervenire con immediatezza.

L'ipotesi di modificare le norme in vigore è stata già esclusa dalla commissione Ambiente, perché esulerebbe dall'oggetto del Milleproroghe. E' probabile, invece, che si decida di procedere al rinvio, come chiesto dall'Anci, per poi attuare le modifiche nel merito, in una seconda fase. Rimettendo in discussione l'assetto attuale dell'articolo 33, sul quale la scorsa estate il Governo è già intervenuto con il decreto n. 90/2014.


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